Sembra sempre più vicino. I cani molecolari fiutano il suo odore. Gli specialisti seguono le sue tracce. Le raccolgono pazientemente. Le analizzano una ad una. Conservano quelle genuine e scartano quelle false. Poi le mettono assieme per stringere come una morsa il raggio d’azione. Ne ha lasciate alcune “fresche”. Ma il gioco del gatto col topo potrebbe ugualmente continuare ancora per molti giorni. Fino a un massimo di due settimane, ipotizzano gli esperti dell’intelligence. Perché la caccia a Igor Vaclavic-Norberto Feher, l’uomo ricercato gli omicidi aggravati del barista di Budrio e della guardia provinciale di Portomaggiore, non è una faccenda semplice. Sia per l’ottima conoscenza che della zona, teatro delle sue vecchie scorribande. Sia per le caratteristiche dello spazio dove gli investigatori sono convinti che si nasconda: 40 chilometri quadrati di boscaglia e acquitrini nel bel mezzo delle oasi di Marmorta e Campotto, a nord di Molinella, a cavallo delle province di Bologna e Ferrara, dove sopravvive cibandosi di quello che trova: erbe, verdure, uova, galline.

E’ come cercare un ago in un pagliaio. Per dirla con le parole di un uomo che è al lavoro sul campo. E non solo. Perché secondo il comandante Provinciale dei carabinieri di Bologna, Valerio Giardina, “il russo” è aiutato da qualche complice: “Una persona che da alcuni anni (almeno dal 2005, ndr) ha commesso una serie di delitti, sicuramente degli appoggi ce li ha. Stiamo lavorando anche su questo”. Nonostante questo gli inquirenti delle procure di Bologna (che indaga per la morte di Davide Fabbri) e Ferrara (per quella di Valerio Verri) e gli investigatori hanno fiducia. Perché alle calcagna del 41enne serbo, che per anni ha messo a segno furti e rapine violente in tutta la Bassa, ci sono i corpi di élite dell’Arma dei carabinieri. Da cinque giorni e cinque notti gli stanno dietro senza dargli un attimo di tregua. E lo faranno “finché l’obiettivo non verrà raggiunto” dice il capitano del Reggimento Paracadutisti Tuscania, Stefano Biasone, davanti alle telecamere e ai giornalisti che piantonano la caserma dei carabinieri di Molinella, il quartier generale da dove viene coordinata la grande caccia a cui partecipano circa 800 uomini. E’ lui l’ufficiale che dirige le operazioni sul campo. E’ vero, ammette, “il territorio è un elemento a suo favore, ma abbiamo trovato delle aree dove sicuramente il soggetto ha di recente trascorso del tempo per riposare”.

Sarebbero almeno due i giacigli dove Igor “il russo” si è sdraiato per dormire. Forse di giorno. Giusto il tempo necessario prima di riprendere la sua fuga disperata. Gli investigatori li hanno scoperti scandagliando ogni centimetro di terreno e accorgendosi dei segni lasciati dal suo passaggio e dalle sue soste. Nei giorni scorsi ne erano già stati scoperti altri, ma quelli delle ultime ore confermano che il fuggiasco si trova ancora all’interno della “zona rossa“. La convinzione degli inquirenti è che anche qui pur essendo braccato possa contare sull’aiuto di qualcuno. Almeno una decina di suoi conoscenti e vecchi complici sono stati sentiti più volte. E alcuni di loro hanno fornito elementi preziosi. Nessuna smobilitazione, dunque. Tutta l’area resta militarizzata. Le oasi sterminate di Marmorta e Campotto continueranno ad essere circondate da un maxi cordone di sicurezza con posti di blocco e controlli anche via cielo grazie all’impiego dei droni. E al loro interno i carabinieri continueranno a perlustrare ogni angolo. La prima linea è affidata ai parà e ai Cacciatori di Calabria. La punte di diamante dell’Arma. Entrambi i gruppi infatti sono composti da militari addestrati ad operare nelle zone di guerra e abituati a intervenire in qualsiasi tipo di situazione.

Negli ultimi vent’anni i baschi amaranto sono stati spediti su ogni fronte: dalla Somalia al Kosovo, fino all’Afghanistan e all’Iraq. In molti casi è proprio a loro che viene assegnato il compito di proteggere l’ambasciata italiana nei Paesi più a rischio. Diverso l’impiego dello squadrone dei Cacciatori che fanno base a Vibo Valentia, e di solito vengono mobilitati per la caccia ai latitanti imboscati nei bunker sotterranei o tra i terreni impervi dell’Aspromonte. Difficile sfuggirgli. Ne sanno qualcosa i boss della ‘ndrangheta Ernesto Fazzalari, il secondo padrino più ricercato d’Italia dopo Matteo Messina Denaro, finito in manette nel giugno 2016, e Antonino Pesce, catturato a gennaio. Gli ultimi “imprendibili” in ordine di tempo a finire nella rete di questi segugi. Da cinque giorni sono loro che seguono la scia di Igor “il russo”, che millantava un passato da combattente. E’ lui l’obiettivo della missione. Non lo molleranno finché non lo scoveranno. Il motto del Tuscania è chiaro. “Se il destino è contro di noi, peggio per lui”.