di Francesca Insabato

Il 5 aprile si è svolto a Roma, presso la Casa dell’architettura, l’annuale Meeting di primavera organizzato dalla Fondazione sviluppo sostenibile, realtà attiva da diversi anni nella produzione di documenti e studi approfonditi nel campo della sostenibilità ambientale e delle prospettive di sviluppo all’interno di un paradigma economico pluralista e fortemente globalizzato. In quest’occasione, il focus principale dell’evento ha riguardato la green economy nelle città.

Perché proprio le città? Come sottolineato da Edo Ronchi, presidente della fondazione, le città sono da sempre un luogo di crescita economica in cui l’uso di risorse in termini di capitale economico, naturale e sociale è intensivo. È frequente, poi, imbattersi in episodi di gestione non ottimale ad opera di diverse componenti istituzionali.

In Italia, dopo la spinta propulsiva della Conferenza di Rio del 1992 e a seguito dell’impegno delle Agenda 21 locali, ossia le consultazioni tra autorità locali e comunità per la promozione di uno sviluppo sostenibile, si è assistito a una progressiva ascesa delle tematiche ambientali nelle agende comunali e regionali. Tuttavia, negli ultimi anni il processo di trasformazione ha subito una forte stasi: sembra che le città italiane non riescano a farsi protagoniste di cambiamenti radicali presenti, invece, in diverse città europee.

Per questa ragione, il gruppo di lavoro degli Stati generali della green economy 2016 si è impegnato a realizzare un manifesto della green economy per l’architettura e l’urbanistica con gli impegni di settore nell’Italia di oggi e di domani. Si tratta di 7 obiettivi che permetteranno di inquadrare le attività di pianificazione e riqualificazione energetica tenendo conto della necessità di aumentare la resilienza di ambienti naturali ed antropici. Il primo punto del documento programmatico consiste proprio nel puntare sulla green economy per affrontare le sfide delle città.

A partire dall’elaborazione del 7° programma europeo d’azione per l’ambiente (Paa) nel 2013, l’Unione europea ha deciso di attribuire alle stesse realtà metropolitane il compito di trasformare le sfide ecologiche e climatiche del presente in straordinarie occasioni di riqualificazione urbana. Un autentico green new deal per le città, che consentirà di puntare sulla qualità ecologica e sul benessere degli individui attraverso quattro obiettivi fondamentali: minimizzare gli effetti del cambiamento climatico, garantire forme di mobilità sostenibile, tutelare il capitale naturale, promuovere lo sviluppo dell’economia circolare.

Nel corso della presentazione del manifesto, Giorgio Santilli del Sole 24 ore ha ribadito l’urgenza di ripensare la configurazione urbanistica delle principali città italiane puntando a realizzare infrastrutture verdi come le cosiddette green belts, cioè fasce verdi poste attorno alle città per impedire la proliferazione di palazzi e infrastrutture al di fuori dei confini cittadini e per riequilibrare il bilancio di CO2 emessa all’interno degli ambienti urbani. S’intende infine osservare le città sotto una luce nuova: “Non più produttrici di rifiuti, ma miniere urbane, il cui contenuto porti benessere diffuso per i cittadini, diminuendo la pressione sugli ecosistemi“, così dovrebbero essere concepite le città del futuro.