a cura di Crampi Sportivi

(Sintesi della partita a cura di Luigi Di Maso, top ten da un’idea di Matteo Serra, con la collaborazione e supervisione di Simone Vacatello)

Guardando Juventus-Barcellona con l’occhio dell’amante delle statistiche si potrebbe stare lì e puntualizzare che la Juve non perdeva allo Stadium da 4 anni (con un gol di Mandzukic tra gli ultimi subiti, tra l’altro), e che quindi a livello numerico una sconfitta appariva improbabile. A vederla con gli occhi del contrappasso invece, la sfida regalava un retrogusto di rivincita a entrambe le contendenti: vedi la finale persa dai bianconeri nel 2015 a Berlino e il gol di Zalayeta che aveva punito i blaugrana ai supplementari nel 2003. Ma a tirare somme in maniera definitiva si farebbe un torto al pallone, d’altronde Juventus-Barcellona richiederà il suo tributo emotivo fino al 90’ del ritorno.

Tutto sommato però, al netto di tutte le fanfare su Davide e Golia con cui i media ci hanno frastornato alla vigilia, alzi la mano chi avrebbe scommesso sulla vittoria netta degli uomini di Allegri, l’architetto di una signora partita, l’emotivo che trascende nel cervellotico e nel farlo non perde un colpo. Tipo quando, punzecchiato dal dubbio Alex Sandro/Asamoah, opta per il brasiliano e gli regala la chance di sfornare l’ennesima prestazione che vale una stagione.

In generale la Juventus ha portato avanti la sua idea di gioco iper-offensiva fatta di spazi chiusi e controffensive spiritate, e il Barcellona è rimasto fermo sul paradigma del tridente stellare e si è inchiodato su un possesso palla nettamente superiore, ma altrettanto sterile. Alla fin della tenzone, il pragmatismo l’ha spuntata sull’esuberanza tattica.

Per tutto il resto, c’è stato Dybala.

Si potrebbe affrontare il discorso Dybala con lucidità, raziocinio, giusto relativismo e schivando, sia per il nostro bene che per il suo, l’etichetta del ‘nuovo Messi’. Noi evitiamo anche il raziocinio, e piuttosto optiamo per raccontarvi il tipo di giocatore che l’argentino incarna attraverso personaggi, cose e sentimenti che a nostro giudizio gli somigliano.