Sveglia alle 5 e mezza, treno alle 7 da Milano per Ivrea. Per non perdersi il Grande Meeting. Dovevo andare, alle fine rimango, ma chiedo a Marcus De Menezes, di origine brasiliana, amico di vecchia data, di dirmi com’è andata.
Ecco il suo resoconto.

Ok lo dico subito, così mi tolgo il pensiero: sono grillino. Insomma mi piace il Movimento 5 stelle e le ragioni per cui mi piace sono diverse ma la più importante la dirò alla fine. Comunque non ero mai stato ad alcuna convention grillina. Non mi perdo uno spettacolo di Beppe dal 1982 (lo spazzolino da denti con le setole sostituibili l’ho inventato io nel 1988 e registrato con un brevetto alla camera di commercio di Bologna), ma ad un incontro 5 stelle non ci sono mai stato. Non ho nulla contro, ma non fanno per me i comizi né i ritrovi politici. Tra l’altro come grillino sono un po’ anomalo perché non sono un attivista e non mi piace esserlo. Voglio dire che ci sono tanti modi di essere grillino, io ho il mio. Rispetto le linee guida del Movimento, riciclo, uso mezzi pubblici, differenzio, non spreco, rispetto la natura (con alcuni limiti), sono a favore delle rinnovabili e questa classe politica mi fa ribrezzo. Insomma non mi sento influenzato dal movimento perché le idee del Movimento erano già le mie ed il Movimento le ha esplicitate.

Comunque fatta questa premessa, sabato decido di andare al primo incontro dell’associazione Gianroberto Casaleggio. Avevo inviato qualche giorno prima la richiesta e giovedì ho avuto la conferma. Arrivato, mi metto in fila per l’accredito ed immediatamente comincio a vedere facce conosciute, la Taverna, Morra, altri di cui non ricordo il nome, ma sicuramente parlamentari o meglio, portavoce, e sorpresa erano in fila con me per l’accredito.

Dopo buoni 20 minuti di coda entro e trovo un bel posto in quarta fila. Dopo qualche minuto davanti a me si siede la Virginia (!!!) e di fianco una signora con la quale iniziamo a parlare di lavoro. Domenico De Masi aveva appena terminato il suo simpatico intervento, non so quanto “visionario”. La signora mi dice che è stato un peccato aver speso 20 miliardi per il Jobs act e non aver avuto alcun vantaggio strutturale. Annuisco e ribatto: “Tra l’altro il reddito di cittadinanza non avrebbe solo aiutato chiunque sotto la soglia di povertà, ma sarebbe stato un importante strumento di rilancio dell’economia. Mi dispiace che nessun professore della Bocconi o del Politecnico (io vivo a Milano) non abbia sposato il RdC”. La signora mi guarda e mi dice: “Beh guardi, parla con la persona giusta. Io sono chi ha scritto la proposta di legge”. La signora era infatti la senatrice Nunzia Catalfo.

Gli interventi si susseguono e così le chiacchiere con i miei vicini. Molto interessanti gli interventi dell’ad di Google, Fabio Vaccarono, e anche dell’oncologo Ermanno Leo. Ma comunque tutti estremamente brillanti. A parte, a mio avviso, l’intervento di Enrico Mentana, superficiale e fuori tema. Gli avevano chiesto di immaginarsi il futuro dell’informazione e invece di prendere spunto, non so, da Wikileaks e Assange, ha parlato di fake news e vaccini. Alla domanda di Gianluigi Nuzzi: “Ma come le riconosciamo le fake news?”, lui ha risposto: “Basta vedere chi le dice. Se vengono da testate importanti allora sono vere, altrimenti meglio lasciar perdere”. Visione alquanto bizzarra alla quale, più tardi ha risposto Travaglio con un bel esempio di “balle” inventate di sana pianta dal Corriere e Repubblica.

Insomma un interessante convegno in cui molti esperti di diversi settori hanno raccontato la loro visione del futuro nel proprio campo. Mi avrebbe fatto piacere, non lo nego, ascoltare Beppe: lui e Casaleggio hanno anticipato il futuro con il Movimento (loro sì, ed è questa la prima vera ragione per cui adoro i 5s) che prima ancora di essere una forza politica è un sistema innovativo di rappresentanza che nessuno al mondo ha, che coniuga in modo esemplare la tecnologia (internet) con la democrazia diretta, rendendo possibile ciò che fino a pochi anni fa era inimmaginabile.

Grazie Gianroberto, grazie Beppe.