“Non è stato possibile firmare una dichiarazione congiunta“. E’ stato il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, al termine del vertice del G7 energia a Roma, a certificare la mancata intesa. Determinata dall’opposizione degli Stati Uniti, che come è noto dall’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca stanno di fatto rottamando le politiche ambientali del predecessore Barack Obama. Con tanto di ordine esecutivo in favore delle inquinanti fonti fossili. “Gli Usa stanno rivedendo le loro politiche energetiche”, ha spiegato Calenda, “e quindi hanno chiesto più tempo per definire le loro politiche anche rispetto all’accordo di Parigi sul clima”.

“Con gli Stati Uniti c’è stato un dibattito molto costruttivo. Non c’è stata alcuna frizione”, ha continuato Calenda. Resta il fatto che il vertice durante il quale i maggiori Paesi avrebbero dovuto impegnarsi a rispettare gli impegni presi alla Conferenza sul Clima di Parigi si è concluso con un nulla di fatto.

All’apertura dell’ultimo giorno di lavori gli attivisti di Greenpeace Italia hanno consegnato ai ministri delle sette grandi potenze mondiali un gigantesco termometro, simbolo della temperatura del Pianeta che continua a salire, chiedendo loro di isolare le posizioni negazioniste e anti-scientifiche della nuova amministrazione Trump, rappresentata dal segretario di stato del dipartimento energia Rick Perry. “Il ministro Calenda ci ha confermato che c’è la volontà di rispettare gli impegni presi alla COP21 e che l’Italia farà la sua parte, ma questo non basta”, ha detto Luca Iacoboni, responsabile della campagna clima e energia di Greenpeace Italia. “Se davvero vogliamo mantenere l’aumento di temperatura entro i 2°C, o ancor meglio sotto la soglia di 1,5°C, bisogna fare molto di più. E l’Italia, che ha la presidenza di turno del G7, deve dare l’esempio non limitandosi a fare i compiti a casa ma facendo pressione su chi non sembra prendere sul serio i cambiamenti climatici”.