Dopo i premi a New York e Cannes, “Ovunque Proteggi“, il corto sulla strage di Viareggio, è in lizza per i Nastri d’Argento. La docu-fiction, diretta da Massimo Bondielli e autoprodotta da Caravanserraglio FilmFactory, che ilfattoquotidiano.it aveva pubblicato per primo in versione integrale, è tra i 50 titoli scelti per concorrere all’edizione 2017 dei Corti d’Argento, la sezione che il premio dei Giornalisti Cinematografici dedica ai lavori che durano meno di 20 minuti. Solo 5 di questi saranno chiamati, il 20 aprile, alla Casa del Cinema di Roma. Tra loro, sarà decretato il vincitore. Quello sulla strage di Viareggio non è l’unico lavoro su tematiche sociali e di attualità in gara. Tra gli altri, ne citiamo due: “No borders” di Haider Rashid, con Elio Germano, girato tra Ventimiglia e il Centro Baobab di Roma, dove molti migranti transitano, e “Uomo in Mare” di Emanuele Palamara, malinconico ritratto di un testimone di giustizia, interpretato da Marco D’AmoreCiro nella serie tv Gomorra – a fianco del talentuoso Fabio Balsamo.

“Sono contento che anche in questi circuiti cinematografici così importanti il sociale venga valorizzato. Questa selezione – dice a ilfattoquotidiano.it Massimo Bondielli – per me ha una doppia valenza: dà fiducia e speranza per il mio lavoro di regista e, allo stesso tempo, fa capire che questi giornalisti, vedendo “Ovunque Proteggi”, hanno ricordato, o hanno conosciuto, la vicenda di Viareggio”. E pensare che nessuno voleva finanziare il suo corto. “Non abbiamo dietro produzioni e circuiti. Anzi, è un prodotto che va a toccare certi poteri. Ma abbiamo viaggiato per anni insieme a questa storia. E se fai una semina lunga, poi raccogli i frutti” aggiunge Luigi Martella, coautore del corto. A cui Vinicio Capossela ha prestato il titolo di una sua canzone, “Ovunque Proteggi”, appunto, che per Viareggio diventa un inno al senso di responsabilità.

Il cantante ha da poco incontrato Marco Piagentini, l’uomo simbolo della strage di Viareggio, al suo ultimo concerto a La Spezia. “Gli ha dedicato la canzone, visibilmente commosso. Alla fine, si sono abbracciati” racconta Bondielli, che adesso sta lavorando al lungometraggio sulla strage, “Il Sole sulla Pelle“, nato sempre dal crowdfunding. Nel corto c’è tutto, condensato in 12 minuti. L’esplosione, immortalata da alcuni ragazzi con il telefonino. Il treno che deraglia, ripreso dalle telecamere di sorveglianza, e i macchinisti che danno l’allarme. “Servono più ambulanze, tutte quelle che puoi” implorano i soccorritori al telefono con i centri operativi. Un labrador si avvicina alle macerie, circondato da vigili del fuoco: c’è un bambino sepolto sotto, è vivo. E’ Leonardo Piagentini, se la caverà con poche ustioni. Anche il padre, Marco, sopravvivrà, ma dovrà cambiare pelle. Non ce la faranno invece la mamma di Leo, Stefania Maccioni, e i suoi due fratellini, Luca e Lorenzo, 4 e 2 anni. Massimo Bondielli riprende anche le loro tombe, incorniciate dai peluche, nell’algido corridoio di marmo del Cimitero della Misericordia di Viareggio, dove la maggior parte delle vittime sono tumulate, una accanto all’altra. Nel corto si sente anche il loro zio, Andrea Maccioni, denunciare, durante una manifestazione: “Io lo dico sempre, costa meno risarcire i morti che investire in sicurezza”. E’ il freddo calcolo messo nero su bianco in uno studio dell’Agenzia ferroviaria europea che ilfattoquotidiano.it aveva pubblicato: l’unico investimento “sostenibile” per la sicurezza è quello che porta un uguale risparmio nei risarcimenti per le vittime. Se aumentare la sicurezza costa più che pagare i risarcimenti, allora conviene tenersi i morti.

I protagonisti del corto sono Marco Piagentini e Daniela Rombi, madre di Emanuela Menichetti, morta a 21 anni. Ma “Ovunque Proteggi” è soprattutto un ritratto corale, della Viareggio divenuta roccaforte di una battaglia civile. Quella per la sicurezza in ferrovie. Il video si conclude con i cittadini che sfilano, come ogni 29 giugno, sui viali a mare, fino alla ferrovia. Camminano insieme per chiedere giustizia e sicurezza. Si intravede Dante De Angelis, il macchinista e sindacalista delegato alla sicurezza sempre al fianco dei viareggini; si riconosce Riccardo Antonini, il ferroviere licenziato da Rete Ferroviaria Italiana per conflitto d’interessi perché schieratosi apertamente contro i vertici dell’azienda. Infine c’è Mario Monicelli, viareggino d’adozione. Il regista de “I soliti ignoti” scrisse parole dure all’indomani della strage. “Il Paese è allo sfascio, alla deriva e la strage di Viareggio esprime bene il declino dell’Italia. Quei trentadue morti sono lì a indicarci l’incuria, l’arroganza di chi governa. Siamo governati da una classe dirigente inetta, priva di un’adeguata cultura di governo, intenta solo ai propri tornaconti. Mi chiedo ancora, ad un anno di distanza, come si possa far passare a quella velocità un treno con esplosivo senza avvisare del suo passaggio, senza precauzioni, senza prendersi cura della gente? E i treni-bomba continuano imperterriti a solcare le nostre città” scriveva nel 2010 in una lettera affidata a Il Tirreno. A distanza di 7 anni le domande sono ancora valide.