E’ diventata quasi sorda a causa della radioterapia, ma dopo anni l’Inps le ha cancellato la pensione perché secondo i medici il tumore è ormai superato e i problemi all’udito non sono sufficienti a confermare la cifra che percepiva precedentemente. Una battaglia che ora Concetta Cammarota, 60 anni, residente in una paese vicino Milano, ha deciso di smettere di combattere: “Prima ha tentato il suicidio ed è stata salvata dalla polizia – racconta la figlia – Ora non vuole più sottoporsi alle cure di un nuovo tumore che l’ha colpita”. Una decisione estrema, dovuta alla convinzione di non poter vivere in modo dignitoso. “Viviamo in un’Italia infestata da ciechi che guidano l’automobile e da paraplegici che si iscrivono alla maratona” protesta la figlia.

Concetta, vedova, dal 2009 ha percepito una pensione di circa 289 euro, erogata per un’invalidità riconosciuta al 78 per cento: “Erano poca cosa, ma le ha consentito fino ad oggi di sopravvivere – racconta la figlia della donna – ed aiutare anche mio fratello, affetto da disabilità intellettiva e che vive assieme a lei”. Ma dopo l’ultimo controllo la commissione medica dell’Inps le ha abbassato la percentuale di invalidità di oltre dieci di punti, “privandola così della sua unica fonte di sostentamento” aggiunge la famiglia. La figlia di Concetta racconta che la madre, dopo aver ricevuto la comunicazione dell’Inps, ha accusato un malore e si è aggravato il suo stato depressivo, anche perché  pochi giorni fa – racconta la ragazza – “dopo un controllo di routine ha scoperto di essere stata colpita da un nuovo tumore”. “Mia madre è fuggita a Roma assieme a mio fratello, minacciando di togliere la vita a sé e a lui. La polizia per fortuna è intervenuta in tempo”.

L’istituto di previdenza, contattato dal fatto.it, ha motivato il provvedimento sostenendo che il beneficio in favore della signora “è stato sospeso a seguito di un accertamento sanitario grazie al quale la commissione ha valutato che la seconda patologia di cui era vittima la signora (cioè il cancro, ndr) è ormai risolta e che quindi il solo deficit uditivo non è sufficiente a confermare la precedente percentuale d’invalidità”. Una diagnosi che ha ridotto la percentuale di invalidità riconosciuta al 60 per cento, cioè a una quota non sufficiente per accedere al diritto di ricevere una qualsiasi prestazione economica. “Né io né mia madre abbiamo capito esattamente il motivo per cui le abbiano tolto la sovvenzione, dato che secondo tutti gli esami effettuati fino a quel momento la sua situazione sanitaria sembrava non fosse migliorata, anzi. Sono sempre stata presente a tutti gli esami di controllo sostenuti negli anni passati, ma il giorno dell’ultimo controllo ero a casa malata e non so come sia andata esattamente. Mia madre mi ha detto che la commissione si sarebbe limitata a tastarle la zona vicino al seno dove aveva subito l’asportazione del carcinoma senza svolgere alcun altro esame oggettivo”. L’Inps, tuttavia, ha confermato la sua decisione e ora alla famiglia non resta che fare ricorso.

di Alessandro Politi