Si spiana la strada all’uscita dall’Italia del patrimonio artistico in mano ai privati. Un’uscita senza controllori o, quantomeno, con molti meno paletti. Possibile grazie all’imminente approvazione in Parlamento dell’articolo 68 contenuto nella legge annuale per il mercato e la concorrenza. Ddl che verrà votato dopo Pasqua, ma su cui il governo ha chiesto il voto di fiducia. Un testo, quello dell’articolo 68, ormai ribattezzato ‘Svendiarte’, che ha diviso la politica. E non solo. Ha raccolto più di 2.600 sostenitori in un giorno, infatti, la petizione lanciata sulla piattaforma change.org da Italia Nostra, contro l’articolo questione (firma qui). “Impediamo che lo Stato ceda il patrimonio culturale italiano al mercato internazionale” è l’appello diretto on-line al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ai presidenti di Camera e Senato, Laura Bordini e Pietro Grasso, al premier Paolo Gentiloni, al ministro dei Beni e delle Attività culturali Dario Franceschini e al presidente della Corte Costituzionale Paolo Grossi. “I beni culturali vengono equiparati dal nostro Parlamento a una qualunque merce – denuncia la onlus – introducendo una norma che consentirà di portare all’estero gran parte delle nostre opere d’arte (manoscritti e libri, opere, antichi strumenti scientifici, antiche suppellettili) a dubbio vantaggio del mercato italiano e a scapito del nostro Paese”. Insomma, quello che Italia Nostra definisce un saccheggio, “un regalo di Stato a mercanti e affaristi cui nulla importa della nostra storia e del valore che tutto ciò rappresenta per noi italiani”. Intanto, però, il governo ha blindato il ddl concorrenza, che dovrebbe essere votato senza emendamenti. Salvando così anche l’articolo che semplifica la circolazione internazionale di beni culturali, inserito – ed è questo un altro aspetto contestato – in un provvedimento che regola diversi settori commerciali, tra cui anche taxi e Uber.

L’ARTICOLO CONTESTATO – L’articolo 68 non piace neppure ai parlamentari del Movimento 5 Stelle. “Il Pd – attaccano i grillini delle Commissioni Cultura di Camera e Senato – lo usa per indebolire i vincoli che sino a oggi hanno permesso di tutelare le opere d’arte oggetto di specifiche disposizioni di tutela dei nostri beni culturali e di non svenderli all’estero”. Ma cosa cambierà con questa legge? Con questa norma basterà che il proprietario dichiari che l’opera non supera il valore di 13.500 euro (calcolati su prezzi d’asta) per poter definitivamente esportare all’estero, senza nessuna valutazione da parte della Soprintendenza, qualunque bene artistico. La norma estende poi da 50 a 70 anni il periodo di vita dell’opera ritenuto necessario per rendere obbligatorie le verifiche degli Uffici di Esportazione prima del trasporto fuori dai confini di Stato. “Con l’articolo 68 del ddl, dunque, inserito con un emendamento a prima firma del renziano Andrea Marcucci – spiega il M5S – sarà difficile che le Soprintendenze possano avere la situazione sotto controllo”. E se il M5S ha visto sfumare la possibilità di far passare un proprio emendamento, causa la richiesta del voto di fiducia, Italia Nostra ha lanciato la sua petizione on-line.

L’ACCUSA DI ITALIA NOSTRA – “Il nostro Parlamento – spiega Italia Nostra – nelle segrete stanze della Commissione Industria, ha portato avanti una norma fortemente voluta dalle lobby del mercato dell’arte, che definisce il valore di un bene culturale in base al ‘presunto’ valore commerciale dichiarato, l’assurdo nell’assurdo, dallo stesso proprietario”. Tutto ciò con l’assenso del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo “che – continua la onlus – accettando la logica della trattativa a fronte dei potenti attacchi sferrati in sedi politiche ed economiche contro l’insieme del nostro patrimonio culturale, silenziosamente concorda ancora una volta con il Parlamento che il pregio dei beni culturali sia definito in base a un presunto valore di mercato”. Cosa rischia di perdere il Belpaese noto in tutto il mondo proprio per il valore del suo patrimonio artistico? Italia Nostra ha già fatto un po’ di conti: “Con l’approvazione di questa norma diventano immediatamente esportabili all’estero opere come quelle di Fontana, Giò Ponti, Carrà, Sironi, senza limite di prezzo”. Secondo la onlus senza il controllo degli Uffici Esportazione del Ministero dei Beni culturali rischierebbe di sparire gran parte del patrimonio culturale diffuso in tutta Italia: “Pensiamo agli arredi delle chiese, ai disegni, agli argenti antichi, ai mobili di pregio”. Non solo. “L’introduzione della soglia di valore del prezzo del bene culturale avvantaggia il mercato internazionale ai danni dell’Italia, che – conclude Italia Nostra – in ragione del suo cospicuo ed eccezionale patrimonio culturale si qualificherebbe come Paese ‘esportatore’, nel senso cioè di territorio destinato alla perdita definitiva di un patrimonio irriproducibile”.