Si era guadagnata notorietà nazionale per essere entrata in rotta di collisione con alcuni deputati regionali siciliani, rei di non aver mai saldato i propri debiti con l’erario. Ma adesso Riscossione Sicilia, la società che sull’isola svolge le funzioni di Equitalia, rischia di chiudere. La commissione Bilancio dell’Assemblea regionale siciliana, infatti, ha approvato un subemendamento alla finanziaria presentato da Forza Italia che prevede la liquidazione della società a partire dal prossimo 1 luglio. Ovviamente la decisione deve essere avallata dal’aula del Parlamentino siciliano, ma tanto è bastato per mandare nel caos i rapporti tra l’Ars, da una parte, il governatore Rosario Crocetta l’amministratore di Riscossione, Antonio Fiumefreddo, dall’altra.

“L’emendamento con cui si è decisa la liquidazione di Riscossione Sicilia è un atto di prepotenza minacciato, pianificato e violentemente consumato. La casta di Palazzo dei Normanni si è compattamente difesa dalla lesa maestà subita in questi mesi con il pignoramento delle indennità dei loro inquilini”, dice Fiumefreddo, che il 14 marzo scorso aveva annunciato polemicamente le sue dimissioni dal vertice della società.

“Quella norma che prevede la liquidazione della società è completamente incostituzionale perché costringe la Sicilia a rinunciare alla riscossione delle tasse. Senza un’agenzia nazionale, che deve essere costituita, il tentativo sarà poi quello di privatizzare. Senza considerare il problema dell’assorbimento dei lavoratori“, dice invece Crocetta, che ha anche inviato una lettera aperta ai deputati. “Se qualcuno ha nostalgia di un passato in cui la Sicilia era preda di gruppi di potere anche criminali lo dica con chiarezza – continua il governatore – Noi non possiamo smantellare un sistema, quello delle tasse, che è legato agli interessi pubblici della Sicilia. Senza voler entrare nelle polemiche tra la governance di Riscossione e il parlamento, dico: Si può pensare di fare una legge che prevede che dal primo luglio non ci sia nessuna società che riscuote le tasse in Sicilia proprio mentre i siciliani che stanno presentando la rottamazione delle cartelle? Si produrrebbe un danno incredibile al bilancio della regione e al popolo siciliano”.

Al netto della vicenda delle tasse non pagate da alcuni deputati regionali, Riscossione Sicilia era finita al centro delle cronache anche alcune settimane fa, quando la procura di Catania aveva aperto un’inchiesta su nove dipendenti della società accusati di agevolare tre consiglieri regionali che avevano debiti col Fisco. Poco prima avevano fatto  rumore anche alcune affermazioni di Fiumefreddo in  commissione Antimafia: secondo l’avvocato in Sicilia negli ultimi 10 anni sarebbero ben 52 miliardi di euro i miliardi di euro non riscossi30 dei quali già prescritti.

È difficile, in ogni caso, che il subemendamento alla finanziaria che prevede la chiusura di Riscossione Sicilia venga discusso a breve.  Il presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, infatti, ha deciso di non incardinare in aula il testo della legge. Il motivo? “Da una lettura approfondita noto che vi sono tante norme fotografia che non possono trovare accesso in base ai principi generali e in base ad un metodo che ci siamo dati in questa legislatura”, ha detto Ardizzone, spiegando che molte norme contabili non erano collegate a tabelle e relazioni.

“In mancanza di questi documenti fondamentali mi vedo costretto a non incardinare oggi i testi contabili e a rinviare i lavori”. Poi il presidente dell’Ars ha sottolineato che nella legge ci sono “norme risibili che non passeranno, come l’asfaltare una strada o la realizzazione di uno stadio. C’e’ una norma che prevede l’obbligo di acquistare da parte della Regione 6.000 copie di periodici. Non so chi ci sia dietro a questa norma, ma fa riflettere come ancora dal punto di vista etico siamo lontani dalla buona politica”.