Tre persone fermate e il rinvenimento di oggetto che “presenta un potenziale pericolo di esplosione“. Le forze di sicurezza russe hanno annunciato i risultati delle indagini degli ultimi giorni sull’attentato che il 3 aprile ha ucciso 11 persone nella metropolitana di San Pietroburgo. “Nel quadro dell’attività sono stati identificati alcuni cittadini delle repubbliche dell’Asia centrale che avevano avuto contatti” con il presunto autore dell’attacco, Akbarzhon Jalilov, ha riferito il Comitato investigativo, secondo cui “nel corso delle perquisizioni nell’appartamento dove vivevano queste persone sono stati trovati oggetti che hanno importanza per le indagini”.

L’agenzia Interfax riferisce che “sono state fermate tre persone” e “al momento si verificano i loro legami con Jalilov”. Gli agenti dei servizi segreti (Fsb) hanno riferito di aver rinvenuto “un oggetto che secondo i dati preliminari rappresenta un potenziale pericolo di esplosione“. Altre fonti parlano di “elementi di un ordigno simile alla bomba deflagrata nella metropolitana”. Il capo del distretto Nevsky, Konstantin Serov, sostiene che nell’appartamento sia stato trovato un ordigno e che questo sia stato disinnescato dalle forze dell’ordine.

Gli investigatori stanno esaminando la versione secondo cui Jalilov sarebbe diventato un attentatore suicida a sua insaputa. “Probabilmente il presunto kamikaze non intendeva farsi esplodere, ma avrebbe dovuto invece piazzare le bombe in due luoghi della metro e poi fuggire. Ma i suoi complici hanno preso un’altra decisione e lo hanno fatto saltare in aria”, ha detto una fonte a Interfax. Il piano prevedeva che Jalilov piazzasse un ordigno nella stazione, che sarebbe poi dovuta esplodere dopo quella del vagone. L’idea era che dopo la deflagrazione nel treno i passeggeri sarebbero sprofondati nel panico e questo avrebbe “aumento” il numero delle vittime.

Le indagini preliminari non danno indicazioni agli investigatori che Jalilov fosse un “kamikaze classico”. “Il suo comportamento, nonché il fatto che fosse stato radicalizzato da poco, non rientra nello scenario dell’attentatore suicida, questa categoria di persone, infatti, viene preparata appositamente e a lungo. Non è dunque da escludere che il suo compito fosse quello di preparare le bombe artigianali e di piazzarle nei luoghi convenuti: gli ordigni sarebbero poi dovuti essere attivati a distanza con la telefonata da un cellulare“, ha concluso la fonte.

La città, intanto, ha vissuto nuove ore di paura. Un corrispondente della tv Zvezda, il canale delle forze armate russe, ha riferito che due esplosioni si sono verificate in un palazzo al numero 21 di Solidarnosti Prospekt, a circa 700 metri dal luogo teatro dell’operazione delle forze di sicurezza. Il palazzo, di 16 piani, è stato danneggiato, ma non ci sono feriti, ha riferito un portavoce del ministero delle Emergenze citato da Interfax. Stando a fonti di Rosbalt, inoltre, si sarebbe trattato di una fuga di gas causata da un uomo che stava svolgendo delle riparazioni nell’appartamento.