Ancora non si è posata la polvere dell’esplosione di San Pietroburgo e i media occidentali si sono già lanciati in analisi per capire chi è stato. Non entro nel merito delle varie speculazioni, tutte da valutare e considerare ovviamente. C’è una cosa che tuttavia mi colpisce.

San Pietroburgo è una città moderna, di tutte quelle della Russia occidentale la più europea. Voluta con uno stile europeo architettonico dagli zar, per certi aspetti ha più cose in comune con Roma di quanto ne abbia lo stile architettonico milanese (si ricordi che la città meneghina fu, gentilmente, spianata dai bombardamenti degli alleati durante l’ultima guerra).

Da dove viene questo signore che ha fatto saltare in aria la metro? Kyrgyzstan, non esattamente la nazione più famosa del mondo. Alcune agenzie spiegano che in origine era uzbeko, altra provenienza semisconosciuta a noi italiani. Entrambe le nazioni sono giovani democrazie, sono islamici moderati e secolari (le donne non devono vestire il velo tanto per intenderci). La loro posizione geopolitica è un continuo divenire.

Vale la pena ricordare che la base dell’aeronautica di Manas, da cui i bombardieri Usa decollavano per colpire l’Afghanistan, fu costruita in origine dall’Unione sovietica, e di seguito affittata dal governo locale all’esercito americano. Lo stesso Uzbekistan è oscillato nei tempi tra l’influenza russa e quella Usa (la Cia portava qui i prigionieri un po’ “tosti” per farli ammorbidire dai servizi segreti locali, come riporta questo articolo di Russia Today).

Ad ogni modo questo cittadino centroasiatico si è radicalizzato (diversamente perché farsi saltare in aria) e aveva rapporti con la Siria, si dovrebbe capire cosa si intende. In Siria ora c’è un po’ di tutto: esercito di liberazione siriano (una specie di galassia composta da piccole bande fino a unità di disertori), hezbollah, Daesh, Turchia, Russia, Usa, Iran etc.. senza dimenticare il governo legittimo.

Ad ogni modo questo cittadino ha deciso di farsi saltare in aria a San Pietroburgo. Io che ho dei conoscenti in quella città ho mandato un paio di messaggi, poi ho saputo che erano salvi grazie al Safety check di Facebook. Quello che mi colpisce, però, è che non ho visto nessun “#jesuisStPetersburg”. Certo, in effetti è un hashtag un poco lungo, ma mi domando per quale ragione non sia in rete: al momento – non escludo che succeda nelle prossime ore e anzi auspico che accada – non vedo nessun monumento storico nelle città europee illuminato dai colori della bandiera russa. Per quale ragione? I cittadini russi sono di serie B? Intendiamoci: un conto è parlare, dibattere e criticare le scelte del governo russo, un altro è non considerare i morti.

“Esiste una tendenza preoccupante in Occidente”, mi spiega Guglielmo Picchi, membro dell’assemblea parlamentare dell’Osce: “E’ come se la Russia non fosse uno Stato degno di essere supportato. I morti della metropolitana sono civili: sono il mio vicino di casa, mio padre, mio fratello. Stranamente, tuttavia, sembra che l’Europa non li consideri degni nemmeno di un piccolo tributo, seppur simbolico, come l’illuminazione degli edifici storici con i colori della bandiera russa”. Picchi, per le missioni dell’Osce è stato in Uzbekistan, Turkmenistan e tutte le altre giovani repubbliche centro asiatiche. “Sono nazioni giovani, con governi che ancora devono affermare e raggiungere tutti gli standard occidentali, ma è una crescita complessa”, conclude Picchi.

La Russia si è impegnata in Siria per risolvere la guerra civile (chissà chi l’avrà iniziata questa guerra, mah!). Tuttavia gli sforzi, che han portato a una drastica riduzione dell’espansione di Isis, sono più spesso oggetto di aspra critica (specie di molti media occidentali) che motivo di plauso. I morti russi, quindi, in definitiva, non meritano un Je Suis, non meritano le foto su Twitter con un bel monumento di San Pietroburgo (che di monumenti ne ha quanti se ne vuole), non meritano bandiere europee a mezz’asta, perché dopo tutto non contano.

Quindi riassumendo ci sono i morti americani, quelli europei, quelli turchi, quelli siriani e poi boh, ci sono gli altri morti che tanto chi se ne importa, dopo tutto son solo russi. Lo ammetto sono nauseato.

@enricoverga