di Giusy Cinquemani

“Il fatto è grave, ma non serio”, scriveva Ennio Flaiano. Il fatto in questione, riguarda In treatment, la serie tv in onda su Sky, che ha come protagonisti uno psicoanalista e i suoi pazienti. Per la precisione, il fatto grave e poco serio, è l’imbarazzante mole di articoli, di psicoanalisti abbastanza famosi, ultimo Roberto Goisis, che abbandonano il raccomandato aplomb e si lasciano andare in commenti e recensioni entusiaste e dettagliate sulle vicende del dottor Mari e dei suoi pazienti.

Ora, che il soggetto della fiction possa incuriosire gli spettatori non analisti, i giovani psicologi o gli studenti di psicologia risulta piuttosto comprensibile. Dato che la fiction rappresenta l’occasione di guardare dal buco della serratura di una stanza in cui desideriamo entrare e/o speriamo di entrare e/o abbiamo il terrore di entrare e/o in cui entreremo prima o poi. Diciamo come spiare un amplesso? Ma che psicoanalisti abbastanza famosi, seguendo l’esempio di alcuni psicoanalisti molto famosi che per propria indole hanno trasformato l’inconscio in un teatrino con il solito Edipo, il solito Telemaco e la solita Medea e la psicoanalisi in uno show narcisistico, attendano con ansia l’uscita delle puntate, scrivano articoli prima e recensioni dopo, a commento dell’operato del dottor Mari, sulle patologie dei pazienti, sulle dinamiche messe in scena, e così via, risulta profondamente perturbante.

Forse questi psicoanalisti non sanno che si tratta di una fiction?

“Bentornato ‘dottor’ Mari! Noi, gli psicoanalisti della Spi, la stavamo aspettando”, scrive il dottor Goisis sull’homepage della Spi (Società Psicoanalitica italiana) e sull’anteprima su Sky tv della terza serie. Le virgolette farebbero pensare di sì, ma il testo, una sorta di supervisione del personaggio principale e dei personaggi secondari, farebbe pensare di no. Insomma, forse mi è sfuggito, ma a suo tempo i medici del Pronto Soccorso del Cardarelli hanno scritto di Er e di George Clooney, o i commissari di polizia di Agrigento o Porto Empedocle di Salvo Montalbano?

O forse questi psicoanalisti, come i giovani psicologi, a migliaia in Italia, grazie ad un inappropriato numero di facoltà di Psicologia e a centinaia di specializzazioni in Psicoterapia, si trovano ad avere pochi pazienti e, avendo fame di lavoro e di clinica, considerano In treatment un’occasione di pubblicità per la professione e si aspettano di poter riempire lo studio di nuovi spettatori-pazienti?

Chiudo, riprendendo il saluto, in perfetto stile The Walking Dead, di Goisis: “Noi torneremo…”.

@GiuCinque