La cooperativa sociale SMart offre consulenza, formazione e strumenti di amministrazione legale, fiscale e finanziaria per semplificare, legalizzare e rendere sostenibile l’attività professionale di 75mila freelancer in Belgio, dei quali ben 1772 sono italiani. Nata a Bruxelles, la cooperativa sta aprendo altre filiali in tutta Europa. Da noi sono arrivati all’inizio del 2015, ma la responsabile per l’Italia ammette che il progetto stenta a decollare. “Anche a causa del clima di sfiducia”. Eppure, molte delle condizioni offerte da SMart appartengono da anni alla lista dei desideri delle nostri freelancer.

Chi si avvale dei servizi della SMart a Bruxelles, dove la cooperativa è nata, riceve una vera e propria busta paga dove sono indicati il compenso della prestazione, i contributi sociali e le relative tasse. La cooperativa anticipa il compenso e poi ne esige il versamento dal cliente. I freelancer membri della cooperativa non hanno obbligo di aprire partita Iva, ma si avvalgono di quella della SMart per le proprie fatture, spese e acquisti vari. E c’è di più: sono assicurati sugli infortuni e a loro volta possono assicurare il materiale da lavoro. Grazie a questo sistema, è possibile anche ricevere un sussidio di disoccupazione se non si lavora per un lungo periodo e se si soddisfano i requisiti previsti dalla legge nazionale. Semplificando molto, c’è chi arriva a sostenere che l’idea alla base della cooperativa trasformi un freelancer in un lavoratore a contratto.

E lo sbarco in Italia? Si è subito scontrato con “una complessa realtà amministrativa”. A parlare è Chiara Faini, responsabile dello sviluppo per SMart Italia, che al momento non conta 600 iscritti. Ma Faini si mostra ottimista, e spiega che questi “tempi di assestamento erano più o meno previsti”. Tuttavia, spiega Faini, in Italia sussistono problemi che in Belgio non ci sono: prima di tutto “una situazione amministrativa frastagliata”. E rilancia: “Ben otto tipologie di contratto per le prestazioni dei freelancer, mentre in Belgio ce ne sono solo due, il contratto artistico e quello standard”. Una situazione che renderebbe il lavoro della cooperativa “molto meno fluido”. Ma anche per i datori di lavoro italiani la situazione non è semplice. Rispetto al Belgio, sono molto più numerose le dichiarazioni che il datore deve sottoscrivere per certificare che un freelancer ha lavorato per lui in un determinato giorno. Inoltre, aggiunge Faini “la mancanza di riconoscimento contrattuale per i lavori a prestazione rende obbligatorio rientrare nei co.co.co, poco attraenti dal punto di vista retributivo e contributivo”. E spiega: “Ecco perché oggi il 90 per cento dei nostri freelancer lavora nel mondo dello spettacolo, mentre noi facciamo il possibile per inquadrare anche le altre professioni”

Ma anche nel mondo dello spettacolo non mancano le difficoltà. “Troppo spesso in Italia si considera il contesto artistico come un ‘non lavoro‘, un hobby, e la stessa cosa vale per i fotografi e i traduttori”, lamenta Faini, fatto che “ostacola la contrattualizzazione e la retribuzione di queste attività”. E poi, manco a dirlo, c’è la sfiducia nel sistema. “Il nostro lavoro si basa sulla fiducia e sul mutualismo”, spiega la responsabile di SMart Italia, che lamenta un “clima di “sfiducia nei confronti del sistema generale” tra i freelancer italiani che, ad esempio, temono di “non vedere più i contributi versati per la pensione”, e quindi sarebbero più sensibili alle sirene del lavoro nero.

Delle difficoltà riscontrare sono figlie alcune delle differenze tra le condizioni offerte in Italia e quelle offerte in Belgio. Prima di tutto se in Belgio i freelancer ricevono i compensi dopo 7 giorni lavorativi, in Italia per il pagamento bisogna aspettare 30 giorni lavorativi. Inoltre la quota di partecipazione che va alla cooperativa – percentuale reinvestita in quanto la SMart non ha scopo di lucro – in Belgio è del 6,5 per cento mentre in Italia del 8,5 per cento. “Ci sono molti più casi di ritardi nei pagamenti, ma alla fine le fatture vengono generalmente pagate”, commenta Faini, che aggiunge come la cooperativa sia intenzionata a portare a 10 i giorni lavorativi l’attesa per ricevere il pagamento, entro il 2017