Quando muore un artista il mondo si impoverisce. Sembra una frase fatta, ma nasconde una grande verità. Perché l’arte arricchisce, nutre, dona vita. Quando oltre che un artista muore un grande uomo, quindi, il mondo non può che piangere forte. Ieri se n’è andato un grande artista e un grande uomo, Fausto Mesolella, e l’ha fatto all’improvviso, tenendo fede a quanto si era da sempre prefisso, andarsene senza abbandonare la sua chitarra.

Peccato che l’abbia fatto a soli sessantaquattro anni, quando ancora stava impegnato in mille impegni. Perché Fausto Mesolella, chitarrista, compositore, agitatore culturale come pochi in questo nostro paese, fermo non ci sapeva proprio stare. Da quando, negli anni Sessanta, ha imbracciato per la prima volta la chitarra, ha sempre suonato, finendo per diventare, giustamente, un punto di riferimento per la nostra comunità musicale. Divenuto famoso come chitarrista della Piccola Orchestra Avion Travel, con la quale vinse anche un Sanremo, nel 2000, Mesolella ha in realtà regalato (dire prestato, come usa in musica, sarebbe un grave errore nel suo caso, uomo generoso quale era) la sua arte con tanti nomi, anche distanti tra loro. Lo abbiamo potuto apprezzare al fianco di Bocelli, per il quale ha scritto, di Gianna Nannini, di Samuele Bersani, di Francesco Tircarico, di Patrizia Laquidara, di Maria Nazionale, da lui portata sempre sul palco di Sanremo, di Nada, Fiorella Mannoia, Mannarino, col quale va in tour, via via fino a Stefano Benni e Raiz, coi quali aveva collaborato per le sue due ultime uscite discografiche. Proprio l’album con Raiz, Dago Red, gli fece vincere una meritato Premio Tenco, lui che così tanto ha fatto per la musica d’autore. Ma i nomi dovrebbero essere molti di più, come dovrebbe essere molto il dolore di chi ama la musica per la sua morte.

Fausto Mesolella si è speso tanto per gli altri artisti, specie per i giovani, come la sua esperienza di direttore artistico del Premio Bianca D’Aponte, manifestazione legata al cantautore femminile e tante altre esperienze dimostrano. La sua morte è davvero una grande perdita. Per ricordarlo andatevi a sentire Na stella, da lui scritta per Gian Maria Testa, scomparso esattamente un anno fa. E l’anno prossimo, se possibile, Dio della musica, togli dal calendario il 30 marzo.