Da qualche giorno si sono aperte le celebrazioni per il 150° anniversario della nascita (e il 60° della scomparsa) di Arturo Toscanini. A Milano, il Teatro alla Scala ha inaugurato una mostra e Riccardo Chailly ha eseguito un concerto con la compagine del teatro milanese alla presenza del presidente della Repubblica. Per l’anniversario, la Sony ha pubblicato un cofanetto con una selezione dal lascito discografico del grande direttore attingendo al catalogo Rca. La scelta è stata effettuata da due meritori studiosi toscaniniani: Christopher Dyment e il biografo del maestro Harvey Sachs. L’agile scelta di 20 cd, rispetto al mare magnum della grande Toscanini Edition Rca di diversi anni fa (erano 84 cd), riassume il vasto repertorio del direttore italiano cercando di creare un difficile equilibrio, tentando di eliminare le parti più ‘ideologiche’ dell’interpretazione ‘partigianissima’ di Toscanini, specie nel repertorio austro-tedesco.

Esaminiamo più in dettaglio il contenuto. Un paio di sinfonie di Haydn, due di Mozart, tre di Beethoven, una sola di Brahms, una ciascuno per Schubert, Schumann e Ciaikovskij, poemi e brani sinfonici vari, ma non moltissimi, e poi, di Verdi, Rigoletto (IV atto), Otello, Falstaff, di Wagner, 2 cd di brani misti e “Bohème” di Puccini. Una scelta così limitata non poteva che portare a delle diseguaglianze e, almeno in un paio di casi, a delle vere e proprie ingiustizie. Che il Beethoven del ‘Maestrissimo’ fosse ideologicamente polemico, tutto rivolto alla dimostrazione che i direttori di tradizione tedesca si sbagliavano (e nella fattispecie Furtwängler) è fuori di dubbio, ma ‘la Nona’ con cui aveva lottato tutta una vita doveva essere inclusa. Tuttavia, l’assenza che più lascia stupefatti (oltre ad “Aida” e “Traviata”, che pure sarà stato doloroso vedere cassate, visto il rapporto profondissimo del Maestro con Verdi) è l’integrale brahmsiana.

Il Brahms di Toscanini, infatti, era assolutamente stupefacente, senza polemiche su tempi, pretesa aderenza al testo scritto (come accadeva su Beethoven) e dinamiche. Era ritmicamente interessantissimo, pieno di fantasia e di slancio, ‘vitalissimo’. Poi, viste le date, era una delle poche interpretazioni di un direttore che aveva potuto abbeverarsi alla tradizione diretta dell’autore. Lo stesso dicasi per le interpretazioni wagneriane. Sono rimasti fuori 2 cd fondamentali per la storia dell’interpretazione di Wagner nel Novecento.

Toscanini fu tra i primissimi a imporre a teatri ed orchestre, anche tedeschi, un rigore e un’esattezza nell’esecuzione quale non si era mai vista (forse con la sola eccezione dei tempi in cui Mahler era direttore). In un’epoca in cui, come dicono alcuni musicisti, nessuno andava a tempo con nessuno, lui ristabilì la precisione, merito non da poco. Le moderne orchestre americane devono alla sua scuola più che a chiunque altro.

In Italia, La Scala gli deve i fasti e la ricostruzione dopo la guerra, motivo per cui il suo culto è ancora giustamente vivissimo. Alcuni critici ne mettono in luce la pesantezza e certa volgarità nel fraseggio, specie nel repertorio tedesco, alcuni verdiani spesso gli rimproverano il fatto di aver trasformato “Traviata” in un capolavoro verista, Puccini non lo sopportava molto, ma ne riconosceva la grandezza e la sua capacità di rendere giustizia alle sue opere, tanto da consegnargli “Turandot” prima di partire per l’ultimo disperato tentativo di cura e il direttore fece completare l’estremo capolavoro e ne eseguì la prima assoluta. Ma le diatribe su un personaggio tanto influente, che tanto a lungo ha dominato la scena musicale mondiale, sono inevitabili.

Fascista della prima ora divenne l’antifascista più convinto tanto da scegliere l’esilio americano; leggendario il suo cattivo carattere e l’uso tirannico che ne faceva durante le prove d’orchestra. Fu comunque il più venerato dei direttori, perché i musicisti ne riconoscevano l’inflessibile dedizione agli autori e la preparazione assoluta: l’orecchio finissimo che riusciva a scovare i più piccoli errori di intonazione. Con un repertorio enorme, in continuo accrescimento fino alla vecchiaia, non prese però mai seriamente in considerazione le avanguardie e considerava Mahler compositore un cialtrone, tanto da non eseguirlo mai. L’Italia e gli Stati Uniti sono stati i principali incubatori dei dettami del Maestrissimo e ne venerano ancora l’icona di rigore e precisione. Forse, la direzione d’orchestra adesso sta andando in direzioni molto diverse ma Arturo Toscanini resta uno dei più influenti musicisti del Novecento e un pezzo importante della nostra storia musicale.