Cominciamo a scrollarci di dosso la contrapposizione giustizialisti-garantisti – da sempre un po’ artificiosa, ora anche datata perché i tempi cambiano, e con loro anche le toghe e i politici – e diciamo che la candidatura di un (bravo) magistrato a sindaco di Taranto lascia perplessi. In città si scherza, ma non troppo, perché al momento la corsa alle amministrative vede in campo l’ex procuratore capo Franco Sebastio, ora in pensione, l’ex presidente del tribunale di Sorveglianza Massimo Brandimarte e l’attuale direttrice del carcere Stefania Baldassarri.

Sebastio, candidato con una lista civica e appoggiato da Rifondazione comunista, è nella posizione più delicata. E’ l’unico dei tre che provenga da un ruolo inquirente, e in questa veste quattro anni fa, nel 2013, ha messo sotto inchiesta il sindaco ora uscente Ippazio Stefano, sostenuto dal centrosinistra, che è giunto al termine del secondo mandato ed è tuttora imputato in quel processo.Che poi è il processo più importante degli ultimi anni, derivato dall’inchiesta “Ambiente svenduto” sul disastro ambientale provocato nella città pugliese dall’acciaieria dell’Ilva. Un’indagine coraggiosa e scomoda, fra le più importanti in tema d’ambiente e salute nella storia d’Italia, e salutata da una buona fetta dei cittadini di Taranto come il risarcimento di troppi anni di connivenze istituzionali. Ma non è questo il punto in discussione.

Il potere giudiziario è delicato. Da un lato ti mette al corrente di informazioni che non necessariamente sono destinate a diventare di dominio pubblico, dall’altro richiede decisioni pesanti che hanno bisogno di apparire il più possibile inattaccabili, anche ex post. E fermo restando che il diritto dei cittadini-magistrati a candidarsi è sacrosanto – così come è insensata l’accusa di “fare politica” a una toga che commenti per esempio un disegno di legge in materia penale – l’esigenza di mettere dei paletti è sentita anche dai diretti interessati e ampiamente discussa al Csm. L’attuale presidente dell’Anm Piercamillo Davigo, non sospettabile di accondiscendenza verso i palazzi, dice semplicemente che i magistrati alle elezioni non si dovrebbero proprio presentare.

Sebastio non rientrerebbe neppure, per una manciata di mesi, nei vincoli posti dalla legge approvata oggi alla Camera (e che deve passare ancora per il Senato). Secondo la quale, i magistrati non possono candidarsi nella circoscrizione in cui hanno esercitato le loro funzioni nei cinque anni precedenti (Sebastio è stato procuratore capo a Taranto fino al 31 dicembre 2015), salvo che siano in pensione da almeno due anni (Sebastio ci è andato in quella stessa data).

L’ex procuratore dovrà formalizzare la candidatura a un anno e mezzo scarso dal ritiro. La legge non c’è ancora, ma poco importa: non facciamo i giustizialisti e proviamo a ragionare sull’opportunità.