Dopo le immagini andate in onda su Rai due durante il programma Animali come noi, condotto da Giulia Innocenzi, in un Paese normale ci si sarebbe aspettati una qualche reazione da parte delle istituzioni. Invece, il silenzio del ministero della Salute sta diventando sempre più sconcertante, dimostrando ancora una volta l’incapacità di affrontare un problema serio come quello che riguarda il modo in cui alleviamo gli animali di cui ci nutriamo. Una battaglia di civiltà, ma anche di sicurezza alimentare e diritto ad un cibo sano.

Giulia Innocenzi nella prima puntata di Animali come noi, ha mostrato gli stessi allevamenti di suini che aveva visitato nel 2015 e le cui immagini allora erano state trasmesse in prima serata durante il programma Anno uno. La dimostrazione inconfutabile che in due anni in quegli allevamenti nulla era cambiato: i maiali continuavano a mordersi la coda l’un l’altro, con code sanguinanti, ammassati gli uni sugli altri, defecando gli uni sugli altri, malati, lasciati morire di fame, senza cure, nei corridoi degli allevamenti. Maiali destinati a diventare un’eccellenza italiana come il prosciutto di Parma.

Dopo aver visto queste immagini noi di Compassion in world farming Italia abbiamo chiesto al ministero della Salute informazioni su quanti e quali controlli sono stati effettuati in quei macelli in questi due anni, ma dal ministero non è arrivata nessuna risposta. Incredibilmente si sono rifiutati anche di mettere per iscritto in una mail che non avrebbero risposto: un esempio mirabile di trasparenza.

Per questo, abbiamo presentato ieri un esposto presso i Carabinieri e presenteremo nei prossimi giorni, assistiti dallo studio legale Adamo, una richiesta di accesso agli atti alla Asl di Brescia, in quanto competente territorialmente.

In realtà, il ministero aveva provato a mettere le mani avanti qualche ora prima della trasmissione con la pubblicazione e la diffusione di un comunicato sulle attività di controllo dei Nas lungo la filiera della carne. Un modo come un altro per confondere le acque, perché in quel documento non si trovano certo i responsabili delle situazioni illegali rilevate dai servizi di Giulia Innocenzi, soprattutto perché i Nas non sono gli unici a fare controlli negli allevamenti e non possono certo controllarli tutti. Nello stesso comunicato si legge infatti: “Si precisa inoltre che accanto all’attività ispettiva dei Carabinieri del Nas è compito delle Asl verificare e controllare il rispetto della normativa che coinvolge tutta la filiera”. E noi infatti abbiamo scritto a Silvio Borrello (direzione generale per la Sanità animale) e il farmaco veterinario e al dott. Ugo Santucci (direzione per il Benessere animale). Ma, appunto, non abbiamo ricevuto risposta.

Qualcosa, però, si può dedurre da quel comunicato. Più del 30% dei controlli dei Nas ha rilevato infrazioni. Un risultato pessimo, se si considera che stiamo parlando di sicurezza alimentare e della millantata qualità del made in Italy.

Invece, se con pazienza si spulcia il sito del ministero della Salute (perché le cose in quel sito, quando ci sono, non sono affatto facilmente rintracciabili) si trova una tabella relativa ai controlli sul benessere animale negli allevamenti e ci si imbatte in un altro dato indicativo: solo 5 su 1900 nel 22015 allevamenti di suini controllati sono risultati irregolari per le mutilazioni. Per legge, i suini non dovrebbero subire sistematicamente la mutilazione della coda. Ma chi conosce l’argomento sa che i suini con la coda intera sono più che una rarità. Con le condizioni di affollamento e di stress degli allevamenti intensivi i suini tendono a mangiarsi la coda l’un l’altro e non certo perché sono animali aggressivi.

È più che evidente, quindi, che ci sia un problema nell’efficienza dei controlli veterinari ed è per questo che apprezziamo ed appoggiamo la recente iniziativa del parlamentare M5S Mirko Busto per l’inserimento di un sistema di rotazione dei veterinari nei controlli.

Ma riteniamo che ancora più importante sia puntare ad una produzione meno intensiva, che metta al primo posto il benessere animale, che poi vuol dire qualità per i consumatori.
L’allevamento intensivo è intrinsecamente incapace di rispettare il benessere degli animali. Se i veterinari applicassero puntualmente la legge, gli allevamenti intensivi dovrebbero chiudere domani. Basti pensare alla pratica invalsa, sebbene illegale, delle mutilazioni di routine, e all’uso sistematico degli antibiotici.

Ma, se sono sempre di più gli allevatori che sono disponibili ad una transizione verso sistemi più rispettosi del benessere degli animali, dal Ministero della Salute non solo non si vedono azioni concrete, ma si riscontra, al contrario, una mancanza di trasparenza e una riluttanza nel comunicare con la società civile che ci preoccupa.

Da mesi CIWF insieme ad altre 22 associazioni chiede un incontro con il ministro Lorenzin per parlare del gravissimo problema dell’antibiotico resistenza. Decine di migliaia di persone hanno firmato le nostre petizioni, che chiedevano azioni e dati trasparenti, perché finora di trasparenza anche sui piani del Ministero per fronteggiare l’antibiotico resistenza, non ce n’è. Ma non abbiamo ancora avuto né un incontro, né tantomeno una risposta.

Ministro Lorenzin, la sanità pubblica non è una sua cosa privata. La società civile va ascoltata.
Attendiamo che Lei ci dia risposte, a meno che non voglia passare in silenzio le settimane che restano prima della fine della legislatura. Se così facesse, sarà sicuramente ricordata fra i peggiori ministri della Salute della nostra storia. Per questo, speriamo ardentemente che voglia ravvedersi.