Non è affatto scontato che una donna decida liberamente e autonomamente se, quando e quanti figli/e avere. Lo è ancora meno ai nostri giorni con la reintegrazione della Mexico City policy o cosiddetta Global gag rule. Ovvero?

Parliamo, in concreto, di un provvedimento che blocca i finanziamenti del governo federale degli Stati Uniti alle Ong internazionali che lavorano per la salute sessuale e riproduttiva, la pianificazione familiare, l’interruzione volontaria di gravidanza, la contraccezione e la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, anche quando lo fanno con fondi diversi dai contributi degli Usa.

La reintegrazione della Mexico City Policy è stata voluta dall’attuale presidente Donald Trump, ma ha una lunga storia. Annunciata nel 1984 a Città del Messico, durante la Conferenza internazionale delle Nazioni unite sulla popolazione e poi attuata dall’amministrazione di Ronald Reagan nel 1985 e da lì in poi ha sempre diviso Repubblicani e Democratici: Bill Clinton la eliminò nel 1993, George W. Bush la ripristinò nel 2001, Barack Obama la eliminò nuovamente nel 2009.

Ciò che si vuole colpire è principalmente l’aborto e quindi la libera scelta delle donne se ricorrervi o meno. Tuttavia, la sfera della salute sessuale e riproduttiva e i relativi diritti non possono essere ridotti solo all’interruzione volontaria di gravidanza, sono un insieme di diritti relativi alla salute che coinvolgono tutte le donne nell’arco dell’intera vita.
La Global gag rule, letteralmente “Regola del bavaglio globale”, colpisce infatti anche le organizzazioni che non praticano direttamente interruzioni di gravidanza, ma che forniscono alle donne e alle ragazze informazioni sui diritti sessuali e riproduttivi e progetti per l’accesso ai servizi per la salute. Uno degli effetti più immediati di tale provvedimento sarà proprio l’aumento di aborti clandestini (con tutti i rischi e i danni per la salute legati tale pratica) e una diminuzione di opportunità di cura per donne e ragazze che vivono in paesi del mondo e in aree rurali con scarso o difficile accesso ai servizi sanitari.

In questo modo le Ong che in tutto il mondo forniscono le tipologie di servizi di cui sopra non riceveranno più fondi dall’Agenzia americana per lo sviluppo internazionale, uno dei più grandi finanziatori al mondo delle organizzazioni che lavorano nei paesi del sud del mondo e non solo. Negli ultimi anni, gli Stati Uniti hanno speso 600 milioni di dollari l’anno per la salute sessuale nel mondo. Sappiamo che per ogni 10 milioni di dollari non spesi in questo ambito 460.000 donne e ragazze avranno delle ripercussioni nella loro vita.

Nata il 24 gennaio 2017, su iniziativa della ministra olandese per il Commercio estero e la Cooperazione allo sviluppo, Lilianne Ploumen, SHE DECIDES non è una nuova struttura organizzativa ma una piattaforma di raccolta fondi. La mobilitazione di molti governi è stata immediata: Belgio, Danimarca, Olanda e Svezia hanno organizzato una conferenza in favore della Campagna e altri hanno annunciato il loro impegno, tra cui Finlandia, Lussemburgo, Francia, Portogallo, Canada, Capo Verde e Australia. A oggi sono stati raccolti 181 milioni di euro.

E l’Italia? Al momento non ha aderito alla campagna, ma ed esempio, il sostegno finanziario del nostro paese ad Unfpa costituisce senza dubbio un atto concreto e rilevante e che noi auspichiamo, se vogliamo che le donne e le ragazze possano decidere se e con chi sposarsi, se e quando avere figli/e ma soprattutto avere la possibilità di proteggersi da malattie sessualmente trasmissibili.

La campagna e l’adesione a quest’ultima sono una dichiarazione di impegno per i diritti umani delle donne e delle ragazze, in particolare per i diritti sessuali e riproduttivi che comportano importanti implicazioni per la salute e non solo. I diritti umani sono strettamente correlati. La salute è uno dei diritti primari che permette di godere di tutti gli altri: resta il dato di fatto che le donne che hanno la possibilità di decidere della propria vita avranno figli e figlie più sane e più istruite. Tutta la comunità trae beneficio se le donne sono libere di fare le proprie scelte. Questo è quanto oltretutto riconosciuto nell’Agenda 2030: in particolare nel Sustainable developmentg goal (Sdg) 3 e nell’Sdg 5, un’agenda universale a cui ogni paese che ha aderito dovrà attenersi per lo sviluppo sostenibile dell’intero pianeta. Come associazione della società civile in collegamento con quelle internazionali, Aidos ha promosso e promuoverà SHE DECIDES nelle varie iniziative nazionali e internazionali.