“Avrai ancora bisogno di me, quando avrò 64 anni?”. Così Paul McCartney si chiedeva in When I’m sixty-four. Ebbene, oggi che Sir Paul di anni ne ha 74 è il caso di dire che la risposta a questa domanda c’è, ed è una risposta universale: sì, abbiamo tutti bisogno di lui. Soprattutto, il settore musicale sembra avere bisogno di lui. Di Paul ma anche di Bruce (Spingsteen), che di anni ne ha 67, di Mick Jagger e compagni, 73 anni in media, e ancora dei Guns N’ Roses, i più giovani della brigata, se così si può dire.

Perché? Facile. Stando a quanto riportato dal Wall Street Journal su dati Pollstar, sono i vecchi signori del rock a far girare gli affari nel settore dei live. Nella classifica dei 25 artisti che generano incassi record negli Stati Uniti, 19 hanno infatti oltre 50 anni e in termini di concerti hanno generato un fatturato di quattro miliardi e mezzo di dollari l’anno scorso. Tra i magnifici 19 ci sono appunto l’ex Beatle, il Boss, i Rolling Stones e la band di Axl Rose. Nel punto più alto della classifica, i Rolling Stones: 91 milioni di dollari generati in 14 date. E il giovanissimo Justin Bieber, idolo di folle oceaniche di ragazzini, nulla può di fronte alla “mole” di Springsteen: nonostante si sia esibito in molti più live, il biondo pop idol ha portato incassi inferiori del 40% rispetto al Boss.

La situazione, stando al Wall Street Journal, non sembra essere molto positiva: i vecchi signori del rock rendono ancora tanto, tantissimo, anche perché affondano le radici del proprio successo in anni in cui l’industria discografica era pronta ad investire cifre enormi sui live. In più, “tutti questi artisti hanno costruito il proprio successo su massicce vendite dei loro album”, spiega al WSJ Mark Mulligan, analista al MIDiA Research. Oggi, è cosa nota, sono cambiate le modalità di fruizione e di dischi se ne vendono sempre meno: considerato che molti dei padri fondatori del rock stanno lasciando questo mondo (David Bowie, Glenn Frey, Prince, Leonard Cohen, George Michael, Chuck Berry), occorre quindi un ricambio generazionale. È possibile, si chiede il quotidiano statunitense, rimpiazzare il giro d’affari portato da questi grandi nomi? Potranno riuscirci le giovani star della musica mondiale? La risposta è un sonoro “no”.

Secondo Alan Krueger, economista dell’Università di Princeton, i giovani artisti hanno difficoltà a riempire gli stadi anche perché i fan più giovani hanno meno soldi da spendere in concerti tradizionali e preferiscono i festival, nei quali possono vedere più show. D’altronde, un biglietto per i Twenty One Pilots costa in media 36 dollari, uno per Selena Gomez 66, uno per i Rolling Stones 122. La domanda potrebbe allora essere un’altra: potranno le nuove star musicali arrivare a vendere quanto Mick Jagger, invecchiando? “Non posso dire che Drake o Justin Bieber venderanno ancora tra 30 anni – ha detto Gary Bongiovanni direttore di Pollstar al WSJ – Non ci sono molti segnali che questi giovani artisti stiano sviluppando carriere su solide basi, come i big del rock”. Il vuoto sempre più grande destinato a essere lasciato dai grandi artisti del passato sembra, dunque, incolmabile, complici la molteplice offerta di intrattenimento, il sostegno sempre minore dato agli artisti dalle case discografiche e il ruolo ormai annacquato dei media tradizionali.