Quando parliamo di auto d’epoca, e in particolare di un programma televisivo su queste “vecchiette”, fare un’analisi che vuole sfociare nelle dinamiche sociali può sembrare un po’ estremo. Noi lo facciamo lo stesso. Perché il recente addio di Edd China al programma Affari a quattro ruote (trasmesso in Italia su Dmax) è un evento importante. Un po’ perché il personaggio cardine di questa trasmissione se n’è andato, ma anche perché questo cambiamento apre il campo a una riflessione più ampia.

China, meccanico infallibile, ha dato le dimissioni perché la produzione del programma ha deciso di cambiare linea editoriale, tagliando il tempo dedicato alla riparazione e al restauro delle auto. Una decisione presa perché le giornate di lavoro in officina erano troppo difficili da seguire, in termini di tempo e di budget. E così è partita la forbice su questa parte del programma.

La gran parte degli appassionati di macchine e degli spettatori non ha condiviso questa scelta, perché era la parte più interessante del format.
E come dargli torto. Senza nulla togliere a Mike Brewer, la compravendita delle macchine, poche volte ha avuto una connessione con il mondo reale, anche perché le ore di manodopera non sono mai state conteggiate nel prezzo di un’auto.

Quindi, il valore aggiunto di Affari a quattro ruote è sempre stato vedere Edd China all’opera. Munito di guanti di lattice d’ordinanza, ha spiegato ed eseguito lavori di ogni tipo, dalla meccanica ai più remoti angoli dell’impianto elettrico. Una manna dal cielo per gli appassionati di motori, in un’epoca in cui la professione del meccanico sta cambiando velocemente, e dove per il comune mortale, riparare la macchina in garage è pura utopia.

Sono finiti ormai da molti anni i fine settimana in cui il padre medio italiano stava chinato sul cofano aperto della sua auto.

Ma quindi qual è l’attinenza con la società per un programma come questo? Semplice, come moltissime altre cose, anche Wheeler dealers (questo il nome originale) ha deciso di appiattirsi.
Una moda tremenda, che parte dall’educazione e si può trovare anche in ambiti più banali, come questo. Si risparmia sulle cose più interessanti, ma un po’ più faticose, nell’idea che tanto qualche risultato arriva lo stesso. In fondo i conti sono a posto e l’audience c’è, quindi approfondire le cose è inutile.

Insomma, un esempio di come si fa a virare volontariamente verso il nulla, portando con sé il pubblico.