La comunità accademica si mobilita sul caso Boccia. Un centinaio, tra professori e ricercatori, hanno già sottoscritto una lettera aperta al rettore dell’Università Carlo Cattaneo di Castellanza, Federico Visconti, chiedendo di “chiarire pubblicamente i fatti e le Vostre eventuali responsabilità, e per correggere un danno reputazionale che, in qualche misura, si estende all’intera comunità accademica italiana”.

Come documentato da il Fatto, nell’ottobre 2016 il deputato Francesco Boccia ha presentato una pubblicazione non sua, tra le 12 chieste ad ogni candidato, per concorrere alla selezione per un posto da professore associato in Economia Aziendale dell’Università del Molise. La stessa pubblicazione, che fino a dicembre 2016 figurava in una collana dipartimentale dell’Università di Castellanza come articolo firmato dall’onorevole Boccia, è stata sostituita sul sito dell’Università con un file che porta la dicitura “lettura consigliata” e il riferimento ad una delle pubblicazioni copiate.

“Sembrerebbe che la Vostra Università si sia prestata per un goffo tentativo di “lavaggio” di un plagio” si legge nella lettera aperta rivolta al Rettore, che vede tra i primi firmatari Lucio Picci, professore di Politica economica dell’Università di Bologna, Alberto Vannucci professore di Scienza politica dell’Università di Pisa, Gianpiero Gallo professore di Econometria dell’Università di Firenze (già consigliere economico di Renzi), Giovanni Dosi professore di Economia della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Michele Boldrin, professore di Economia della Washington University in St. Louis, Gilberto Capano professore di Scienza politica della Scuola Normale di Pisa, Mauro Sylos Labini, professore di Economia politica dell’Università di Pisa, Luca Enriques e Federico Varese, rispettivamente professore di Corporate Law e professore di Criminologia dell’Università di Oxford e Alberto Bisin professore di Economia alla New York University.

“Il Vostro Codice etico condanna il plagio (Art. 15); stigmatizza il favoritismo (Art. 18), e giustamente esalta i valori dell’onestà e dell’imparzialità amministrativa” continua la lettera. “Il Vostro ordinamento giuridico prevede misure volte alla “repressione della falsa attribuzione di lavori altrui da parte di aspiranti al conferimento di lauree, diplomi, uffici, titoli e dignità pubbliche” (Legge n. 475 del 19/04/1925)”.
QUI IL MODULO DELLA LETTERA