Quanto pesano i conflitti d’interesse su perdite e sofferenze accumulate dalle banche italiane in questi anni? Molto, come dimostra il caso di Ubi Banca finita da tempo nel mirino delle procure per via di un patto occulto tra associazioni di azionisti bresciani e bergamaschi volto al controllo della banca. Dall’inchiesta e dalle intercettazioni telefoniche è emerso con chiarezza il ruolo di “dominus” svolto dal professor Giovanni Bazoli che in Ubi non ricopriva formalmente alcun incarico ed era invece presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo, gruppo bancario concorrente. Anche per questo gli inquirenti vogliono vederci chiaro sull’operazione del 2010 con cui Ubi Banca ha acquisito azioni della concorrente Intesa Sanpaolo, investimento che si è tradotto in una perdita di ben 600 milioni di euro.

Un altro esempio lampante di conflitto d’interessi riguarda Calcestruzzi spa, società fino all’anno scorso controllata dal gruppo Italmobiliare via Italcementi (Pesenti) che aveva una convenzione con Ubi Leasing per regolare le operazioni di locazione finanziaria effettuate dai trasportatori indipendenti di calcestruzzo. La convenzione impegnava Calcestruzzi a subentrare direttamente o indirettamente nel rapporto in caso di risoluzione per inadempimento dell’utilizzatore del bene. In pratica, Calcestruzzi faceva da garante e avrebbe dovuto farsi carico del debito in caso di inadempienza del trasportatore. Peccato però che, come rileva la procura di Bergamo, le cose non andassero esattamente così forse o proprio perché molti amministratori del gruppo Italmobiliare erano al contempo amministratori di Ubi Banca o di sue controllate. E’ il caso ad esempio di Emilio Zanetti, presidente del consiglio di gestione di Ubi Banca e al contempo consigliere di amministrazione di Italcementi (gruppo Italmobiliare), di Mario Cera (presidente del collegio sindacale di Italmobiliare e consigliere di gestione di Ubi Banca) e di Italo Lucchini (vicepresidente di Italmobiliare e consigliere di sorveglianza di Ubi Banca). In totale erano ben otto i membri del gruppo Italmobiliare ad avere incarichi nel gruppo bancario o nelle sue controllate (oltre a quelli già citati, vi sono Giorgio Pendolari, Marco Confalonieri, l’ex rettore della Bocconi Luigi Guatri, Mario Comana e Livio Strazzera).

Dai riscontri è emerso che, ad esempio, il comitato crediti di Ubi Leasing ha deliberato di classificare a sofferenza la posizione di un trasportatore (la Al.Sa. Servizi srl), delibera che comporterebbe l’attivazione della convenzione con Calcestruzzi avendo Al.Sa. Servizi “concluso nel tempo contratti con Ubi Leasing per oltre 4,6 milioni di euro di cui circa 4 milioni in convenzione”. Ubi Leasing però delibererà di accogliere la “somma di 220mila euro proposta da Calcestruzzi a stralcio della sua posizione nei confronti di Ubi Leasing” a fronte di un credito vantato nei confronti di Al.Sa Servizi di 683.332 euro. Quasi mezzo milione di euro finisce quindi in sofferenza a dispetto degli accordi con Calcestruzzi e, nota la Procura, “la delibera è stata disposta senza assoggettare la stessa a quanto previsto dall’art.136 del Testo Unico Bancario nonostante le citate vendite abbiano comportato il perfezionamento di una transazione con Calcestruzzi spa”.

L’articolo 136 fa divieto agli esponenti bancari  di “contrarre obbligazioni  di  qualsiasi natura o compiere  atti  di  compravendita, direttamente od indirettamente”, con la banca che amministrano, dirigono o controllano, “se non  previa deliberazione dell’organo di amministrazione presa all’unanimità” con l’esclusione del voto degli esponenti interessati. L’inosservanza di questa norma costituisce reato ed è punita con la reclusione da uno a tre anni. Ma quello degli automezzi è solo un esempio di una pratica più diffusa che avrebbe coinvolto i consiglieri espressione del gruppo Italmobiliare, cui la procura di Bergamo contesta condotte in danno della banca “indirizzate a conseguire vantaggi personali diretti ed indiretti”. 

Il caso più noto è quello dello yacht Akhir 108 che Lucchini aveva acquistato dalla Ubi Leasing tramite una società della figlia senza denunciare il conflitto d’interesse. Non solo. La barca era poi stata rivenduta all’ex patron di Italcementi, Giampiero Pesenti a quello che la procura ritiene essere stato un prezzo di favore, con un un risparmio di circa 2 milioni a danno della banca. A Pesenti e alla figlia di Lucchini, poi, i pm contestano un mancato versamento di Iva e delle false fatturazioni. Caso analogo, quello di Franco Polotti, già presidente del Consiglio di gestione di Ubi, al quale è contestato di non aver reso noto né alla banca, né alla Consob la sua partecipazione nella società Edilbeta, nonostante lo imponesse la normativa sui conflitti d’interesse  in relazione ai finanziamenti concessi dal gruppo bancario alla società cooperativa Centro Studi La Famiglia per un’edificazione su cespiti a lui riconducibili o nella quale era coinvolto, anche appunto in relazione alla Edilbeta. Condiscono il tutto le “consulenze affidate a soggetti direttamente e o indirettamente riconducibili a Zanetti e Bazoli”. Nello specifico, scrivono gli inquirenti, “si tratta di operazioni dirette a favorire i vertici aziendali in danno e in conflitto con gli interessi della banca, da ciò discendendo anche operazioni relative, configuranti ipotesi di riciclaggio”.