“Non erano altro che chiacchiere da bar“, si è difeso così Norberto Confalonieri, il chirurgo ortopedico del Cto di Milano, spiegando alla procura la sua posizione. Confalonieri è quello che – stando alle sue stesse parole intercettateaveva rotto il femore a un’anziana per allenarsi; secondo l’accusa della procura di Milano il chirurgo avrebbe impiantato centinaia di protesi “sponsorizzate” da aziende che poi ricambiavano il favore (sempre secondo l’accusa) con generosi finanziamenti di convegni e attività affini.

Chiacchiere da bar, dice ora. Geniale. Le intercettazioni sono piene di chiacchiere da bar e… amen se poi a qualche paziente non è andata come sperava prima della anestesia. Com’è geniale quando chiede di tornare in sala operatoria (quella della struttura pubblica o delle cliniche private dove operava?) anche perché in famiglia è l’unico che lavora; o quando se la prende con la stampa colpevole di averlo distrutto. Almeno così leggiamo nei racconti giornalistici.

Ovviamente non tocca a me stabilire colpe né di sentenziare sul caso. Mi intrica molto di più il bar dove le chiacchiere non hanno freno. E i suoi frequentatori vip. In questo speciale bar ci vanno persone importanti, ministri, banchieri, direttori di giornale. Insomma ci va la classe dirigente che conta. Pensate a uno come il ministro Poletti: anche ieri è riuscito a regalarci l’ennesima “perlata”, mischiando curricula e partite di calcetto. Battuta simpatica ma mai così spassosa come quella sui giovani che vanno all’estero levandosi così di torno. E’ davvero forte ‘sto Poletti quando frequenta il bar: chissà se tra una bibita e l’altra ci racconterà perché i voucher (che prima erano solo da correggere) ora praticamente si possono abrogare. La paura di perdere il referendum è più forte della presa d’atto del fallimento del Jobs Act.

Al bar delle chiacchiere-da-bar ci sono la riservata Marianna Madia con le sue quattromila parole appicciate sulla tesi e la collega Fedeli con la sua psuedo-università. Sono lì che ascoltano l’incontenibile ex direttore del Sole 24 Ore Roberto Napoletano, quello del “Fate presto”. Ma anche delle copie digitali gonfiate con eccessiva allegria (del resto quando uno è troppo forte che ci vuoi fare?). Anche i vertici di Confindustria se la ridono mentre se la bevono. O se la bevono mentre se la ridono? Vabbé, “è uguaglio!” avrebbe detto frate Antonino da Scasazza (Nino Frassica, ndr) nel salotto notturno di Arbore.

Ed erano gran chiacchiere da bar pure quelle dei capoccia delle banche che hanno bruciato i risparmi di migliaia di cittadini italiani: anche loro se la dovranno vedere coi giudici. Poveri risparmiatori, di chiacchiere in libertà ne hanno sentite tante, troppe. C’è persino chi li definisce ancora “speculatori”. Del resto, di parole in libertà, i banchieri ne pronunciano parecchie, specie quando parlano di rispetto delle regole: chi ci spiega quel 26% di profitti che Intesa e Unicredit realizzano nei paradisi fiscali? Chiacchiere da bar anche quelle? Sicuramente.