Scartato dal Comune per il servizio civile non perché inidoneo, ma perché imputato nel processo per gli scontri di Cremona del 24 gennaio 2015. Lui viene assolto, ma il bando scade e così nel servizio civile non rientra più. Ora a Filippo Esposti, 27 anni, informatico di Pizzighettone, non resta che intentare una causa per chiedere danni morali ed economici. Dal Comune spiegano la scelta iniziale, in punta di diritto: “Il Comune di Cremona si è costituito parte civile nel processo di Appello. Pertanto si è ravvisato il palese conflitto di interessi tra l’amministrazione comunale e il signor Esposti”.

La colpa che si porta dietro Esposti, dunque, è quella di aver partecipato (come militante di un centro sociale, il Dordoni) al corteo antifascista del 24 gennaio del 2015. In quell’occasione la città di Cremona venne oltraggiata dai black bloc che si resero autori di danneggiamenti a vetrine di banche e negozi e assaltarono il comando dei vigili urbani. Esposti finisce imputato per quei disordini. Partecipa al bando comunale per il servizio civile volontario e dal Comune viene dichiarato idoneo. Tuttavia la leva civica non la inizierà mai. Il motivo? L’imputazione nel processo. Ma il giudice, alla fine, pronuncerà una sentenza di assoluzione.

Esposti si è quindi rivolto ad un avvocato tramite il quale ha scritto al Comune per fare valere le sue ragioni, conoscere il motivo dell’esclusione ed essere reintegrato. La risposta è che il bando non può essere riaperto perché i termini sono scaduti il mese precedente. Da qui la causa legale. “Esposti ritiene di avere subito una grossa ingiustizia – dice a ilfattoquotidiano il suo avvocato Paolo Bregalanti – E per questo si aspetta che gli venga riconosciuta una forma di ristoro. Chiediamo inoltre sulla base di quali riferimenti normativi è arrivato il diniego del Comune”.

Esposti era stato arrestato nell’ottobre del 2015. Per gli inquirenti si sarebbe occupato di comprare giacche, zaini e caschi utilizzati negli scontri. Tutto il materiale sarebbe poi stato trovato abbandonato in un’area dismessa alle porte della città. Esposti, in una dichiarazione spontanea rilasciata in carcere, aveva ammesso di aver preso parte al corteo dall’inizio alla fine, ma di non essersi mai travisato, né di aver usato violenza su persone o su cose. Per lui, tuttavia, la Procura aveva richiesto la pena più alta: cinque anni e quattro mesi. Il giudice però ha deciso per l’assoluzione. Il Comune si era costituito parte civile anche nel procedimento di primo grado: “Si è trattato di fatti che riteniamo gravemente lesivi degli interessi patrimoniali e non patrimoniali della comunità cremonese – aveva detto il sindaco Gianluca Galimberti con riferimento agli scontri – Proseguiamo quindi la nostra azione a tutela degli interessi della città”.

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