“Ci hanno tolto anche le mutande”, è il grido di dolore di Claudia che sta lottando per salvare la sua creatura dal fallimento. Se la cooperativa, Il Pungiglione, dovesse chiudere, perché sommersa da tasse e ritardi nei pagamenti delle pubbliche amministrazioni, 100 dipendenti rimarrebbero senza lavoro e qualche centinaia di disabili senza assistenza. E’ una bomba sociale ad orologeria. E’ il fil rouge di PIIGS, un documentario girato a sei mani, quelle di Adriano Cutraro, Federico Greco e Mirko Melkiorre.

PIIGS, cioè maiali, è un acronimo dispregiativo coniato dall’Economist per Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna, indicandoli come paesi brutti e cattivi. Qualche numero? L’Istat ha rilevato che nel 2016 il record di povertà assoluta è stato raggiunto da 4 milioni e seicentomila persone. Mentre il tasso di disoccupazione giovanile oscilla intorno al 44,2%, vale a dire che un ragazzo lavora e uno no. E se poi ci venissero a dire che le regole dei trattati europei per tamponare il deficit, di cui tutti (vedi Renzi) si sono fatti tronfi, sono frutto di calcoli sbagliati (vedi il Fiscal Compact, una cazzata globale).

Vedere Piigs è una sberla in faccia, una sberla che vorresti dare a cinque dita ai politici nostrani (e per una volta, in buona compagnia, di quelli europei). Alla quale Erri De Luca preferisce di gran lunga la classe operaia di ieri. Più onesta, più solida. Erri insieme a Noam Chomsky, definito dal New York Times, il più illustre intellettuale vivente, a Paul De Grauwe, professore della London School of Economics, hanno smantellato, tegola dopo tegola, i dogmi economici che ci hanno dato a bere. Sembravano incrollabili e invece ci hanno fatto crollare il tetto in testa. Non solo non hanno risollevato l’Europa dalla peggiore crisi degli ultimi cento anni, l’hanno addirittura aggravata.

Dopo cinque anni d’incubazione, totalmente autofinanziato, Piigs uscirà in aprile. Auguriamoci una massiccia distribuzione anche nelle scuole. Perché poi gli alunni possano additare Renzi, Prodi, Berlusconi e compagnia bella, quando magari li vedono in tivù a sparare le loro sciocchezze sull’Eurozona, sul sogno di un pareggio in bilancio… : “Ah, sono questi gli asini che hanno trascinato l’Europa nel baratro”.

“Ma come manca la parte civile? Potresti proporre alla tua amica di inventarsi una novità per rendere la serata più sfiziosa con un intervento di Philippe Daverio, alsaziano/tedesco di origine, milanese d’adozione, a rappresentare la parte civile, nulla togliendo alla ‘giuria popolare’ composta dal pubblico in sala che dovrà esprimere il giudizio finale”.

Sta per alzarsi il sipario del teatro Carcano su “Incontri con la Storia. Colpevole o innocente”, format ideato da Elisa Greco. Imputato eccellente, Josef Radetzky, nobilastro boemo, governatore del Lombardo Veneto, e a settant’anni (età da rottamazione), fu invece nominato comandante dell’esercito austriaco durante la prima guerra d’Indipendenza. Il baffuto e gallonato ufficiale fu anche un gran godereccio, dava fondo a barili di amarone, sposato e padre di otto figli, sedusse la lavandaia Giuditta, 29 anni, 69 lui, con la quale ebbe altri quattro figli. Amava la sua seconda famiglia clandestina anche se ufficialmente non riconobbe i figli. “Se Elisa fosse allegramente consenziente, potremmo fare una “mozione d’ordine” alla sessanottottina: “Cosa ne pensi?”, mi suggerisce Sergio Cusani.

E così Philippe, intellettuale rigoroso, spiritoso, colto ed empatico, con un narcisismo sotto controllo, in completo scozzese e papillon, sotto una mantella di loden verde, sale sul palco. Il Processo ha inizio: la parola al “pm” Umberto Ambrosoli. Non usa mezzi termini e paragona Radetzky a Hitler, a Herdogan… a tutti quei dittatori che hanno soppresso la libertà altrui con la ferocia. Il Fedelmaresciallo fu spietato nella caccia ai patrioti, fece condannare alla forca un migliaio di civili per insurrezione e introdusse la cerimonia della “pubblica bastonatura”.

Daverio lo prende prima per la gola: “Intanto non fu Radetzky a introdurre a Milano la cotoletta, quella che chiamavano la wiener schnizel, bensì Napoleone. Il nome è d’origine francese, cotelette, e la inventò Napoleone come rancio per i soldati”. Contro l’avvocato difensore, Alessandro De Nicola, che aveva provato a giustificare Radetzky: “ In fondo ha solo obbedito agli ordini…”, Daverio prepara il contrattacco e sotto applausi scroscianti: “E’ così che muore la libertà. Un uomo che ubbidisce senza coscienza, non è un uomo”……..

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