A giugno i cittadini veronesi eleggeranno il loro nuovo sindaco dopo 10 anni di regno di Sua Maestà Flavio Tosi, l’ex stella della Lega Nord, defenestrato dal partito nel marzo 2015 direttamente dal segretario federale Matteo Salvini via Facebook, decisione cui seguirono una valanga di polemiche e accuse reciproche.

Una cosa è certa, la Lega Nord sa di non poter perdere Verona. Proprio oggi Salvini è a Verona per lanciare la candidatura del 46enne Federico Sboarina, avvocato, presidente dell’associazione culturale Battiti, come sindaco per Lega Nord, Battiti per Verona e Fratelli d’Italia, con buona pace del senatore veronese Paolo Tosato, forse troppo moderato per la piega impressa al partito da Salvini dopo gli scandali di Belsito&C. Mai pervenuta la candidatura dell’eurodeputato Lorenzo Fontana, il ‘Kissinger di Salvini’ che ha preferito a sorpresa rimanere in Europa nonostante in molti lo vedessero come il candidato ideale della Lega veronese.

Forza Italia spaccata. Anche se quella di Sboarina dovrebbe essere la candidatura unitaria del centrodestra, Tosi escluso, i ‘Giorgetti brothers’ – il deputato Alberto e il consigliere regionale Massimo, pezzi da novanta di Forza Italia a Verona – non dovrebbero essere granché entusiasti visto che proprio l’ex sottosegretario all’Economia e finanze nei governi Berlusconi e Letta, Alberto, solo qualche giorno fa non aveva nascosto “un filo di delusione” per la mancata coesione sul suo nome, già benedetto dal Cavaliere in persona nel 2015.

A beneficiare di questi malumori potrebbe essere Flavio Tosi che in questi anni a Verona ha costruito un vero e proprio regno, piazzando i propri uomini in tutti i ruoli chiave dell’amministrazione scaligera e godendo – va detto – di un consenso sostanzioso tra la popolazione per quanto portato a termine nel corso dei due mandati. Incandidabile per aver raggiunto il massimo dei mandati, Tosi manda in campo la sua ‘Michelle’: la compagna Patrizia Bisinella (nella foto la terza da destra), attualmente senatrice di Fare! che può contare, almeno sulla carta, sull’ingente pacchetto di voti del compagno – quasi 100mila voti nella circoscrizione Nord Est alle europee 2014, il grosso del quale proprio da Verona.

Il Pd e la rota delle primarie. Il 2 aprile il Partito democratico sceglierà il proprio candidato sindaco. A correre sono in tre: Gustavo Franchetto, 64 anni e in campo come civico; Orietta Salemi, 56 anni e consigliera regionale; il 34enne Damiano Fermo, consigliere comunale. Se la candidatura dell’evergreen Franchetto è più che altro di bandiera, a correre davvero sono gli altri due. La Salemi è in in teoria espressione del renzismo a Verona, ma in realtà sembra più la candidata di mediazione tra correnti interne quelle a cui Renzi, alle prime Leopolde, prometteva rottamazione certa. Sulla carta dovrebbe essere Damiano Fermo il vero candidato renziano: giovane, imprenditore ed europeista.

E il Movimento cinque stelle? Candidato unico e nominato a furor di popolo – 85 voti su 224 votanti nella consultazione online – è Alessandro Gennari, 33 anni, attualmente consigliere di circoscrizione, ex rugbista, appassionato di musica e teatro. Il M5S a Verona ha già dichiarato di non voler fare alleanze.

Insomma, alleanze rappezzate, correnti interni ai partiti, finti e veri rottamatori, europeisti ed euroscettici. A Verona si sta per giocare una partita politica esemplare della direzione che gli italiani vorranno prendere, in Italia come in Europa. Il tutto con un pizzico di sale che solo una città unica come Verona può offrire.

@AlessioPisano