Niente prove per il Tfa di sostegno, il corso di specializzazione per l’insegnamento ai disabili. Almeno per il momento. Il ministero dell’Istruzione ha stoppato tutte le università che si preparavano a pubblicare i bandi in vista dei test preliminari già fissati in calendario per il 19-20 aprile, e invece rimandati a data da destinarsi. Si allunga quindi l’attesa delle migliaia di docenti interessati a prendere il titolo. E anche delle scuole, che sperano in un’iniezione di personale qualificato, vista la grave mancanza che anche quest’anno a costretto tanti presidi (soprattutto al Nord) a mandare in cattedra maestri e professori non specializzati.

Una buona notizia, però, c’è: proprio a causa della “carenza diffusa di docenti specializzati per le attività di sostegno didattico agli alunni con disabilità nelle scuole di ogni ordine e grado”, il Miur si è deciso ad aumentare il numero dei posti disponibili nel prossimo concorso di specializzazione. Inizialmente ne erano previsti appena 5.108, una cifra davvero insufficiente rispetto al fabbisogno. Ma alla fine anche a viale Trastevere hanno dovuto prendere atto della situazione emergenziale, e del fatto che la specializzazione di altri insegnanti di sostegno non era rimandabile all’entrata in vigore della nuova riforma sull’inclusione, come nelle intenzioni originarie. E così i posti sono stati quasi raddoppiati fino a 9.649 (anche perché l’altro Tfa comune non avrà mai luogo con il passaggio al sistema di reclutamento con nuove graduatorie per gli abilitati e concorsi riservati per i precari, come anticipato a fine 2016 da ilfattoquotidiano.it. Le Regioni con più posti disponibili saranno Lazio (1.425), Lombardia (1.270), Sicilia (1.185) e Campania (1.150), appena 280 in Veneto e 200 in Piemonte. Per colmare le lacune negli istituti settentrionali bisognerà sperare che dopo aver preso il titolo tanti docenti decidano di trasferirsi.

Discorso futuro, comunque, perché per il momento non si sa neppure quando si svolgeranno i test: subito dopo il decreto di ripartizione, infatti, il Miur ha inviato un’altra nota alle università per spiegare che “le date per i test preliminari all’accesso dei corsi di specializzazione per il Sostegno verranno spostate”. Un “fermi tutti” non meglio motivato, se non con la stringata conclusione che “quanto prima verranno fornite ulteriori notizie”. Probabilmente il rinvio è dovuto alla contemporaneità, forse sottovaluta, con le prove suppletive dell’infinito concorsone 2016: proprio in quei giorni circa 2.500 ricorrenti ammessi dai giudici svolgeranno gli esami scritti da cui erano stati esclusi un anno fa. Meglio evitare la coincidenza. Anche se i sindacati sperano che lo stop possa essere l’occasione per rivedere la distribuzione dei posti (o addirittura aumentarli ulteriormente). Di certo il rinvio indefinito spaventa gli aspiranti insegnanti di sostegno, che aspettavano questo nuovo ciclo da oltre due anni (l’ultimo risale al 2014/2015). E anche le scuole. Come già in passato, quest’anno negli istituti di tutto il Paese, ma soprattutto in quelli del Nord, è andata in scena la solita ricerca disperata di docenti di sostegno, con tanti presidi costretti a ricorrere a insegnanti non specializzati (e a volte persino non abilitati). Le famiglie speravano che la nuova infornata sarebbe servita a ridurre i disagi. Ma considerando che, dopo i test di preselezione, i candidati dovranno affrontare anche scritto orale, e che poi i vincitori avranno davanti mesi di lezioni e tirocinio, sarà quasi impossibile avere i nuovi docenti di sostegno pronti per il prossimo settembre. L’emergenza continua.

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