“L’operazione contro Gheddafi fu fatta al buio. Senza un piano per il futuro. Oggi la situazione è ancora più complicata, con noi occidentali responsabili“. A margine dell’incontro dedicato alla “Guerra in Libia, da Gheddafi all’Isis”, a rivendicarlo è il generale dell’esercito italiano Fabio Mini, ospite della rassegna “Mediterraneo al Cinema” organizzata dall’Unimed (leggi il programma), in collaborazione con la libreria Fahrenheit 451, la casa editrice Castelvecchi e il Fatto Quotidiano in qualità di media partner. In Libia la crisi geopolitica continua ormai da anni, senza un accordo tra l’est e l’ovest del Paese. E con il governo riconosciuto di Fayez Mustafa Serraj lontano da raggiungere un’intesa con il generale Khalifa Haftar, l’ex ufficiale gheddafiano che guida invece l’esercito nell’Est della Libia e sostiene il governo di Tobruk (non riconosciuto dall’Onu). Senza contare la presenza dell’Isis, che rischia di “complicare i rapporti tra est e ovest, dato che Misurata è stata legittimata dalla guerra agli jihadisti”, come ha spiegato anche il ricercatore Antonio Maria Morone, altro ospite dell’iniziativa. Nella cornice del cinema Farnese di Roma, Mini ha poi spiegato come il rischio sia ora quello di una “spartizione” del territorio libico: “Ho l’impressione che vogliano soltanto dividersi la Libia, non so se tra le compagnie petrolifere o tra le fazioni politiche”