Ero lì, sulla strada provinciale della Libbia, con Rosario Dawson. A un certo punto lei mi dice di scendere dalla Harley, più o meno all’altezza di Tavernelle di Anghiari. Penso: “Adesso mi calpesta e ci divertiamo”. Macché: mi guarda e mi chiede di spiegarle cosa stia succedendo al Movimento 5 Stelle. Ci son rimasto male: preferire la politica al sadomaso è una perversione davvero esecrabile. Comunque il dialogo è stato questo.

Che ne pensi delle parole di Fico e Di Maio?
Penso che è una tattica così vecchia che io già all’asilo la ritenevo desueta: di fronte a una cosa grave, si distoglie l’attenzione e si parla di cazzate. Nello specifico, la cosa grave è il salvataggio di Minzolini e le cazzate sono i tweet grillini.

Quindi sei d’accordo con Fico e Di Maio?
Fico non l’ho mai letto in vita mia. La sua importanza politica è paragonabile a quella di Gustavo Gomez nel Milan. Di Maio ha detto una cosa persino banale: se umili sistematicamente la democrazia e quindi gli elettori, prima o poi gli elettori si incazzano. Dov’è la gravità? La cosa sconcertante, casomai, è che nessuno in Italia si arrabbi mai, se non per il rigore della Juve o del Milan. L’atteggiamento del Pd renziano è ripugnante e riprovevole. Una schifezza invereconda. Altro che “le parole eversive” di Di Maio.

I 5 Stelle perderanno voti?
Casomai ne guadagneranno. Più per demeriti altrui che meriti propri.

Poi però c’è la storiaccia di Genova. Non ne hai ancora parlato pubblicamente.
Perché non c’è nulla da dire: nulla di nuovo, nulla che già non sapessi.

Eppure Paolo Flores d’Arcais ha detto che, dopo la mossa di Grillo, i 5 Stelle non sono più votabili.
Paolo è una persona molto intelligente, ha creduto in me in tempi non sospetti ed era pure l’idolo di una mia ex. Gli voglio bene e ne ho molta stima.

Davvero hai avuto una ex che aveva per idolo Flores d’Arcais?
Giuro. Del resto, se stai con me, un po’ perversa lo devi essere. Ma il punto è un altro: Paolo sogna da sempre che nasca, o rinasca, una forza di sinistra. E vorrebbe che il M5S lo fosse. Così, ciclicamente, ne resta deluso. E adesso che a sinistra pare rinascere qualcosa, sia essa guidata da Bersani, Fratoianni, Civati o John Williams Fava, guarda legittimamente altrove. Crede ancora nella “sinistra” e nella “destra”: io ho smesso. Non mi ci fregano più. Quello che mi fa sorridere, delle parole di Paolo, è la sua sopravvalutazione dei fatti di Genova.

Non sono importanti?
Più che altro non dicono nulla di nuovo. Se i 5 Stelle “non sono più votabili”, non lo erano neanche prima. Mica è successo qualcosa di nuovo. Davvero Flores d’Arcais ha scoperto solo ora che la democrazia interna nei 5 Stelle non esiste? Non è mai esistita. “Uno vale uno” è una frase da Baci Perugina e tutto, da sempre, dipende da Casaleggio & Grillo.

Ti sembra giusto?
Mi sembra inevitabile. Secondo te una forza con il 30% dei voti potrebbe vivere consegnandosi all’anarchia più totale, dove il militante di Ortignano Raggiolo vale quanto Di Battista? Il M5S ha bisogno di Grillo e sente la mancanza straziante di Gianroberto Casaleggio, l’unico che – spesso in maniera insopportabile – sapeva gestire una matassa così intricata. Se vogliono vivere, i 5 Stelle devono organizzarsi sempre di più come un partito, attuare una seria selezione della classe dirigente e avere continui filtri nei territori.

Quindi, a te, della democrazia interna non interessa nulla?
Meno di nulla. E’ dai tempi dei fuorionda di Formigli che dico che è un falso problema. Anzi: per i 5 Stelle è una fortuna che ci sia qualcuno che provi a tenere la barra dritta. Parafrasando Io se fossi Dio di Gaber e Luporini, “di fronte a tanta deficienza/ non avrei certo la superstizione della democrazia”. Era e resta una provocazione, con ampie dosi di verità come tutte le provocazioni intelligenti. Non mi interessa la democrazia interna: mi interessa cosa vota e cosa insegue il M5S. A volte lo condivido e altre volte non lo sopporto. Le beghe interne grilline mi annoiano e, quanto alla “democrazia interna” che tanto eccita i talkshow ma che non sposta mezzo voto, sarei per risolvere alla radice il problema: non chiamatelo più Movimento 5 Stelle ma Movimento Grillo Domina (MGD), Movimento Diba Regna (MDR) o Movimento Casaleggio Sucate Tutti (MCST). Quello che volete voi. Se Sibilia valesse come Casaleggio, il M5S avrebbe meno voti del Partito Fagiani Morti (PFM) di Stia.

Sì, ma a Genova cosa è successo?
E’ successo che, così concepito, a qualsiasi infiltrato bastano 50 voti per inocularsi e fottere il M5S. Pensala in ottica nazionale: io, lobby, scelgo il primo Pinolo che passa, faccio iscrivere mia nonna al M5S e insieme a lei altri peones. Il primo Pinolo che passa va in Parlamento e, una volta lì, non fa quello che aveva promesso il M5S ma quello che io (lobby) gli ordino di fare. E così a Genova. I “fedelissimi” si sono divisi e gli “infiltratori” – semplifico – hanno vinto.

Ne sei sicuro?
Sono sicuro solo della natura divina di Roger Waters e di quanto tu sia sexy. E’ la ricostruzione che, il giorno prima della scomunica di Grillo, mi hanno fatto mercoledì alcuni pezzi grossi del Movimento. Mi hanno descritto un quadro sconsolante. La decisione di Grillo, a quel punto, non mi ha stupito. Grillo conosce i suoi polli, anzitutto a Genova. Non poteva fare altro, ma il danno era già stato fatto. Che poi, se penso ad alcuni suoi fedelissimi: auguri.

Spiegati.
Se i suoi “fedelissimi” sono persone come la candidata alle Regionali Alice Salvatore, una che l’anno scorso fece un video bimbominkia in cui diceva che anche al Fatto erano diventati tutti servi perché al mattino Peter Gomez era stato troppo “cattivo” intervistando Di Maio alla Versiliana, Grillo ha poco di cui gioire. Tanti talebani hanno un’idea di “informazione libera” mutuata da Bokassa (che ovviamente non sanno chi sia) e non potrebbero governare neanche un condominio di gormiti nani. Figurati una regione o un Paese.

Quindi?
Quindi il problema dei 5 Stelle non è la democrazia interna, che sostanzialmente non esiste perché in questa fase di crescita troppo rapida non può esistere, ma una selezione della classe dirigente sbagliata quando non addirittura inesistente. O ne prendono atto, o Renzi tornerà a vincere il Pallone d’Oro come nel 2014. Ora però basta.

Ripartiamo?
Ripartiamo.

(ringrazio Nardella per la trascrizione fedele: lo avevamo nascosto nel filtro dell’olio)