Alessandro Profumo, ex numero di Unicredit ed ex presidente del Monte dei Paschi di Siena, guiderà Leonardo (ex Finmeccanica) sostituendo Mauro Moretti, condannato in primo grado a sette anni per la strage di Viareggio (all’epoca era numero uno di Rete ferroviaria italiana). Matteo Del Fante, attuale numero uno di Terna ed ex direttore generale della Cassa depositi e prestiti, da più parti indicato come vicino all’ex premier Matteo Renzi, prenderà il timone di Poste italiane al posto di Francesco Caio. Al suo posto al vertice del gruppo che gestisce la rete elettrica arriva, proprio da Poste, l’attuale direttore finanziario Luigi Ferraris. Per il resto, le liste per i rinnovi dei consigli di amministrazione delle principali società pubbliche diffuse dal ministero dell’Economia guidato da Piercarlo Padoan (ma con l’impronta decisiva dell’ex presidente del Consiglio) riservano poche sorprese. All’Enel rimane, nella veste di ad, Francesco Starace, e all’Eni viene confermato Claudio Descalzi nonostante la richiesta di rinvio a giudizio per corruzione internazionale in Nigeria. Tutti uomini scelti nella primavera 2014 dall’allora neo presidente del Consiglio Renzi. Per quanto riguarda le presidenze, confermati Gianni De Gennaro a Leonardo, Emma Marcegaglia a Eni e Patrizia Grieco all’Enel. Luisa Todini (area Forza Italia) lascia invece la poltrona più alta di Poste: sarà sostituita da Bianca Maria Farina, presidente di Ania e oggi ad del gruppo assicurativo Poste Vita e di Poste Assicura.

Il banchiere Profumo catapultato nell’aerospazio – Nemmeno Profumo, che oggi siede nel cda di Eni ed è presidente ed azionista di Equita sim, è del resto esente da guai giudiziari. Lo scorso 1 settembre la procura di Milano ne ha chiesto l’archiviazione nell’ambito dell’indagine che lo vede indagato per falso in bilancio e aggiotaggio in relazione alla contabilizzazione di alcune operazioni nei bilanci di Mps tra il 2011 e il 2014, anno in cui lasciò la banca con una liquidazione da 40 milioni di euro. Richiesta ribadita dai pm il 15 marzo. Il Codacons e alcuni azionisti hanno fatto opposizione e il gip si è riservato la decisione, attesa entro Pasqua. Inoltre l’1 marzo è stato rinviato a giudizio per usura bancaria dal Tribunale di Lagonegro: a denunciarlo, per il ruolo ricoperto all’epoca nella banca senese, sono stati due imprenditori che contestano l’applicazione da parte dell’istituto di tassi superiori alla soglia. Un’altra indagine con la stessa ipotesi di reato è stata aperta lo scorso anno a Torino. A suscitare più interrogativi, comunque, è l’evidente distanza tra le competenze del banchiere e quelle richieste per guidare un’azienda specializzata in aerospazio e difesa. Infine il pm di Bari ha chiesto il rinvio a giudizio per Profumo nell’ambito dell’inchiesta sul crac Divania.

Caio sconta il mancato impegno per Mps e Pioneer – Quanto a Caio, che ha chiuso gli ultimi bilanci di Poste con utili e dividendi in crescita pur attraverso la progressiva “finanziarizzazione” dell’offerta a scapito dei servizi postali e avviando una privatizzazione che ha ridotto la cedola del Tesoro, stando a indiscrezioni sconta il mancato impegno nel salvataggio di Rocca Salimbeni e il fatto di aver lasciato che Pioneer, la società di gestione del risparmio messa in vendita da Unicredit lo scorso autunno, passasse nelle mani dei francesi di Amundi. Una macchia sul curriculum, agli occhi dell’ex premier e candidato alla segreteria Pd Renzi, che pare abbia avuto un ruolo non secondario nelle scelte. Questo nonostante il manager lo scorso anno abbia acconsentito a mettere una fiche nel fondo Atlante.

A Terna arriva Ferraris, confermata Bastioli presidente – Terna, l’operatore partecipato da Cdp attraverso Cdp Reti (di cui sono soci anche i cinesi di State Grid Corporation of China), sarà poi guidata da Luigi Ferraris mentre Catia Bastioli sarà confermata presidente. In un primo momento si era ipotizzato l’arrivo di Alberto Irace, attuale numero uno Acea ed ex ad di della fiorentina Publiacqua, simbolo del potere del giglio magico per via degli incarichi al ministro Maria Elena Boschi e all’ex direttore dell’Unità Erasmo D’Angelis.

La mozione: “Più trasparenza nel processo che porta alle nomine e armonizzazione delle clausole etiche” – Nei giorni scorsi la commissione Industria del Senato ha dato via libera all’unanimità a una risoluzione che impegna il governo a una maggiore trasparenza sul processo che porta alle nomine, chiedendo che siano chiariti i ruoli dei ministri competenti e quello “eventualmente svolto dal presidente del Consiglio, nel quadro dei suoi poteri di indirizzo e coordinamento“, e che la eventuale riconferma sia subordinata a “un’analisi rigorosa dei risultati, considerando non solo il ritorno per l’azionista” ma anche le ricadute su occupazione, sicurezza sul lavoro e ambiente. Continua il pressing per armonizzare la clausola etica nelle quotate: quella di Enel prevede oggi che con una condanna in primo grado si possa essere cacciati. Eni, Finmeccanica e Terna invece non lo prevedono. Infine la risoluzione chiede di varare “nel più breve tempo possibile” il decreto del presidente del Consiglio “sui requisiti di onorabilità, professionalità e autonomia richiesti ai componenti degli organi di amministrazione e controllo delle società non quotate, previsto dalla riforma Madia.