Stuprava e torturava i disperati che lo pagavano per farsi portare dall’altra parte del Mediterraneo, in Italia. E lo faceva al telefono, mentre dall’altra parte del filo i parenti dei torturati ne ascoltavano i lamenti, in modo che fossero più propensi a pagare il riscatto. Quando però Eric Ackom Sam, ventenne originario del Ghana, è sbarcato a Lampedusa, è stato riconosciuto da alcune delle sue vittime, che hanno provato a linciarlo ed è stato salvato dalle forze dell’ordine. La polizia di Stato ha fermato, ed il Gip del tribunale di Agrigento Francesco Provenzano ha già convalidato l’arresto.

I pubblici ministeri Calogero Ferrara e Giorgia Spiri della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, che è guidata da Francesco Lo Voi, hanno emesso il provvedimento di fermo. Il Gip ha disposto la custodia cautelare in carcere per le ipotesi di reato di associazione per delinquere finalizzata alla tratta, al sequestro di persona, alla violenza sessuale, all’omicidio aggravato ed al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

“Ogni volta che dovevo telefonare a casa – ha raccontato uno dei cinque migranti, tutti uomini, che lo hanno riconosciuto – mi legava e mi faceva sdraiare per terra con i piedi in sospensione e, così immobilizzato, mi colpiva ripetutamente e violentemente con un tubo di gomma in tutte le parti del corpo e in special modo nelle piante dei piedi, tanto da rendermi quasi impossibile camminare”. E ancora: “Spesso collegava degli elettrodi alla mia lingua per farmi scaricare addosso la corrente elettrica“. “Porto ancora addosso i segni delle violenze fisiche subite, in particolare delle ustioni dovute a dell’acqua bollente che mi veniva versata addosso”. “Cinque persone – ha spiegato il capo della Mobile, Giovanni Minardi – che ci hanno dato una lezione di non omertà. Una lezione che deve essere d’esempio per gli agrigentini, molto spesso restii a collaborare”.

In Libia i migranti venivano tenuti rinchiusi in quattro container: tre per uomini ed uno per donne e bambini. Circa 800 le persone prigioniere. Quella per i profughi avrebbe dovuto essere una “tappa intermedia” prima del viaggio della speranza verso le coste italiane. In realtà i migranti venivano sequestrati. E in quella condizione rimanevano fino a quando non pagavano – visto che il costo del viaggio lo avevano già onorato – il prezzo per la loro liberazione: dai 200 ai 300 mila franchi. E per farli pagare venivano torturati, seviziati e sottoposti a violenza sessuale.

Se i migranti non avevano i soldi necessari a pagare il prezzo del loro “riscatto”, le torture avvenivano in diretta telefonica, mentre dall’altro lato del telefono c’erano familiari e parenti della vittima”. “Erano loro che sentivano le urla di dolore, erano loro – i parenti – che avrebbero dovuto pagare per porre fine alle sofferenze dei propri cari.