Uscirà in sala solo il 27, 28, 29 marzo 2017, e sarà una vera e propria pausa dal frenetico, materialistico realismo quotidiano. La Tartaruga Rossa, film d’animazione diretto da Michael Dudok de Wit, è una di quelle magiche meteore cinematografiche che interrompono il flusso di immagini piatte e insensate dell’oggi e di cui ilfattoquotidiano.it vi presenta una clip in esclusiva.

Un naufrago su un’isola deserta, l’arrivo di una enorme tartaruga rossa, la vita che sembra finire ma subito ricomincia, la furia distruttiva della natura, la morte. Nessun dialogo, un continuo ininterrotto silenzio cadenzato da qualche grida. Tra la sabbia, la roccia, gli alberi e l’acqua di uno spurio atollo tropicale la storia dell’uomo si fonde con quella animale, cilindro produttivo dello Studio Ghibli a sostenerne l’assunto, poi lo svolgimento narrativo verso la conclusione riporta filosoficamente ad un escatologico pensiero occidentale. Ed è proprio in questo susseguirsi generazionale, nell’andamento atemporale del ciclo di vita, in un intimo senso di struggimento che Dudok de Wit colloca il centro del suo discorso drammaturgico: “Il film racconta la storia in modo lineare e circolare e utilizza il tempo per parlare dell’assenza di tempo, un po’ come la musica può mettere in rilievo il silenzio. È un film che racconta anche che la morte è una realtà. L’essere umano tende a contrastare la morte, ad averne paura, a lottare per scagionarla e si tratta di un atteggiamento molto sano e naturale. Eppure si può avere nello stesso momento una bellissima comprensione intuitiva del fatto che siamo pura vita e non abbiamo bisogno di opporci alla morte. Spero che il film trasmetta un po’ questo sentimento”. 

Animazione mista in 2D e 3D, con la partnership giapponese dei produttori di Hayao Miyazaki, l’opera del regista olandese, attraverso la ricostruzione di una precisa gestualità dei personaggi principali presenti sull’isola come di una evocativa ricostruzione naturalistico-ambientale, rappresenta uno di quegli esempi frequenti nel cinema d’animazione odierno di sintesi tra grazia poetica e accuratezza tecnica: “Aggiungere dettagli a dismisura può anche produrre un effetto spettacolare, ma per certi aspetti è facile – ha spiegato Dudok de Wit – Per questo film, lo sforzo è stato quello di tendere sempre verso l’affinamento. È stato difficile, ma al tempo stesso, rispetto alla bellezza delle immagini che arrivavano ogni giorno, non è stato per niente faticoso. Quando senti, fin dalla lettura dell’animatic, che sta nascendo un film di rara bellezza, accetti di buon grado tutte le difficoltà”. In sala grazie a Bim Distribuzione. Imperdibile.