Quarantasei morti e oltre 100 feriti. E’ questa l’unica certezza dopo quanto è successo la notte scorsa nei cieli della Siria, regolarmente solcati da jet militari di vari Paesi. Ciò che invece non è chiaro è di chi siano i missili che hanno causato la carneficina. Fonti degli attivisti e la Russia accusano gli Usa, che a loro volta negano di aver ucciso civili, ma confermano di aver effettuato dei bombardamenti contro gli islamisti. Ciò che è certo, come detto, è il bombardamento di una moschea nel nord-ovest del Paese. La moschea colpita si trova a Jina, un villaggio nella provincia di Aleppo, vicino a quella di Idlib, controllata da gruppi ribelli e da qaedisti del fronte Fatah al Sham.

Il Pentagono afferma che obiettivo del raid dei suoi jet era appunto un edificio dove era in corso una riunione di qaedisti, decine dei quali sono rimasti uccisi. Il portavoce del Dipartimento alla Difesa Usa, Jeff Davis, ha negato che vi siano state vittime civili. Ma diverse fonti degli attivisti, tra cui l’Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus), affermano che ad essere colpito è stato proprio un luogo di culto, affollato alla vigilia del giorno festivo del venerdì. “Tutte le vittime erano civili” ha affermato un inviato della televisione panaraba Al Jazeera, mostrando le immagini dei soccorritori al lavoro per estrarre le vittime. L’Ondus sottolinea che l’appartenenza degli aerei che hanno compiuto l’attacco è “sconosciuta”. Ma la Russia punta il dito contro gli Stati Uniti. Una fotografia mostra frammenti di un missile Usa aria-terra AGM-114 Hellfire nella zona di Jina, ha affermato il ministero della Difesa russo, sollecitando “una presa di posizione” da parte di Washington.

“Non può esserci spazio, questa volta, per la retorica anti-russa” ha dichiarato il portavoce Igor Konashenkov, riferendosi a bombardamenti del passato con vittime civili per i quali è stata accusata l’aviazione russa. Nelle stesse ore, in quello che appare come l’incidente più grave tra Siria e Israele dall’inizio del conflitto civile, lo Stato ebraico ha usato per la prima volta il sistema di difesa antimissili Arrow-3 per intercettare un razzo lanciato dall’antiarea siriana dopo un’incursione dell’aviazione israeliana. La Radio militare israeliana ha parlato di una “notte drammatica”. Le forze armate siriane hanno affermato di avere abbattuto un jet israeliano, caduto nei “territori occupati” (presumibilmente le Alture del Golan controllate da Israele) e di averne colpito un altro, mentre altri due sarebbero riusciti a rientrare senza danni. Ma un portavoce militare israeliano ha smentito, affermando che “in nessun momento è stata a rischio la sicurezza di civili israeliani o degli aerei”. I siriani hanno detto che i quattro jet israeliani, entrati nello spazio aereo del Paese dal Libano, hanno attaccato “una postazione militare nell’est della provincia di Homs, in direzione di Palmira“. Da parte sua, basandosi su imprecisate fonti arabe, il sito Ynet scrive che gli aerei israeliani hanno colpito in Siria “sistemi sofisticati di combattimento” destinati agli Hezbollah libanesi. A quanto pare, aggiunge, si trattava “di una fornitura di carattere strategico”. Più volte, dall’inizio della guerra civile, i jet israeliani hanno compiuto incursioni in Siria, apparentemente dirette contro convogli per il trasporto di armi sofisticate alle milizie Hezbollah libanesi alleate dell’Iran che partecipano al conflitto al fianco delle forze del presidente Bashar al Assad.