Pur non amando molto Matteo Renzi (ma questo si era capito) non sono mai stato un sostenitore della tesi che assimila il renzismo al berlusconismo. Il secondo era un fenomeno che riguardava la destra, una destra che si dichiarava liberale e invece era un po’ clericale e un po’ puttaniera. Ma contenti loro… Il renzismo invece riguarda la sinistra (e quindi anche me), il più grande partito della sinistra che rischia di andare a schiantarsi sotto la guida di questo leader. Una cosa che, più che a Berlusconi, lo avvicina a Craxi. Insomma non mi ha mai convinto del tutto la formula Renzusconi usata da Travaglio. Però, poi c’è sempre un però che nasce quando mi capita di vedere non tanto Renzi quanto i suoi più fervidi seguaci, i suoi difensori.

L’altra sera, per esempio, a Otto e mezzo a sostenere Renzi, suo padre e tutta la compagnia coinvolta nella faccenda Consip, era scesa in campo Annalisa Chirico, celeberrima giornalista di quel lettissimo giornale che si chiama Il Foglio. Il suo confronto con Travaglio, presente in collegamento, ha suscitato molti commenti riguardanti la maleducazione della signora, la sua invadenza che – secondo alcuni dotati di molta fantasia – avrebbe messo in difficoltà il direttore del Fatto quotidiano. A me, però, in quei lunghi, faticosi, imbarazzanti minuti del confronto, veniva in mente un’altra cosa, un ricordo di qualcosa di già visto.

 

Mi sembrava di rivedere all’opera proprio certi difensori di Berlusconi. Stessi argomenti: la persecuzione giudiziaria, i giudici accaniti contro il leader politico. Allora era la Boccassini, oggi è Woodcock. Poi il lavoro dei giornalisti, la stampa faziosa: una volta era la Repubblica, ora è Il Fatto. Infine la stessa tecnica: interrompere chi parla argomentando, manifestare il proprio dissenso in maniera plateale, con gli sbuffi, le faccine e, alla fine, quando ci si trova in difficoltà di fronte alla logica degli argomenti, mettere su un bel broncio, per mostrare che si è perseguitati. Mi si è riproposta nella memoria tutta la sequenza di questi eroi berlusconiani impegnati nella strenua difesa del loro capo fatta sempre con queste stesse armi: le Santanchè, le Gelmini, giù giù nel passato fino ai Capezzone, ai Vito. Chi se lo ricorda più Vito? Ma ci fu un tempo in cui impazzava con queste sue incursioni nei talk.

Ecco, forse è vero: il renzusconismo esiste, magari non per scelta di Renzi, ma per come ha scelto i suoi alfieri, soprattutto le sue alfiere, come la Chirico, la Vito dei giorni nostri.