Passato un po’ sotto silenzio nella tempesta incessante di notizie, ieri si è verificato un evento grave che costituirà un precedente estremamente preoccupante per il futuro. La Corte di giustizia dell’Unione europea ha rifiutato di obbligare gli Stati membri a concedere visti umanitari in forza del diritto comunitario.

Il caso in questione era quello di una famiglia di Aleppo (genitori e tre figli piccoli), che lo scorso autunno si era vista rifiutare il visto dal Belgio dopo averne fatto richiesta per raggiungere amici che si sarebbero presi cura di loro. Non si trattava di un visto qualsiasi, ma di un visto umanitario per una famiglia in cui uno dei membri aveva dichiarato di essere stato sottoposto a sequestro e torture. Per questa famiglia era stata già predisposta una casa e un’accoglienza adeguata, eppure lo Stato del Belgio ha detto no. E la Corte gli ha dato ragione.

Con il beneplacito della Corte, il Belgio ora andrà avanti per la propria strada. L’Italia, al contrario, ha fatto una scelta ben diversa: tramite la comunità di Sant’Egidio ha permesso l’arrivo legale di un centinaio di persone, tramite il rilascio proprio di visti umanitari.

Il problema qui è nettamente di sovranità: viene abdicata ai governi nazionali una scelta che ha gravi implicazioni umanitarie. Questo sviluppo uscita gravi preoccupazioni, perché va a indebolire i valori fondamentali dell’Europa e ignora del tutto gli obblighi in materia di diritti umani.

Bisogna inoltre sottolineare come questa decisione sia stata presa in netto contrasto con l’opinione dell’avvocato generale Paolo Mengozzi, che aveva sottolineato come “in un momento storico in cui si richiudono i confini e si rialzano i muri dentro e fuori l’Europa, gli Stati membri non possono fuggire dalle proprie responsabilità”. Aveva anche avvertito che il rifiuto di rilasciare visti umanitari avrà la diretta conseguenza di mettere in pericolo coloro che fanno richiesta di protezione internazionale, esponendoli al rischio di torture, trattamenti inumani o degradanti.

La Corte di giustizia ha deciso di interpretare le regole attuali in una maniera burocraticamente miope e gretta, ignorando del tutto la sostanza della questione: in questo modo ha avvalorato le tesi di coloro che affermano che nell’Unione europea non c’è spazio per diritti umani e civili.