Se diventerà segretario del Pd, Andrea Orlando lascerà l’incarico di ministro della Giustizia. Il guardasigilli, candidato alla guida del partito, lo ha annunciato durante un’intervista al CorriereTv. “Sicuramente darò un sostegno leale a un’esperienza di governo che credo sia importante” aggiunge Orlando. Lo “spirito di squadra” è il concetto-chiave su cui continua a spingere il ministro. “Sono convinto – dice tra l’altro – che tanto sarà più forte la mia candidatura tanto verrà meno il rischio di sgretolamento del partito. Mi sono candidato proprio quando mi sono accorto che era iniziato un processo di questo tipo”.

Proprio questo accento sulla necessità dell’unità e il segno di tipo “ulivista” dato alla sua campagna da Orlando, fa avvicinare la componente prodiana del Pd. Un documento a sostegno sarà presentato a breve e tra i primi firmatari ci sarà Sandra Zampa, vicepresidente del partito e ex portavoce del Professore. La Stampa ha anche riferito di un incontro, la scorsa settimana, tra Orlando e Prodi, anche se l’ex presidente del Consiglio vuole tenersi fuori dalla contesa interna. “Gli ho telefonato – è il racconto che fa Orlando – e naturalmente non ha fatto nessun endorsement. Credo abbia apprezzato un riferimento che io continuerò a fare all’Ulivo non perché dobbiamo fare l’Ulivo ma perché l’Ulivo è stata la prima volta in cui delle tradizioni politiche si sono incontrate”. L’Ulivo, continua il guardasigilli, rappresenta un momento in cui “finita una stagione si è capito che questi due riformismi non potevano stare separati. Io non voglio tornare là ma nemmeno far finta che quel momento politico non ci sia stato”.

Zampa conferma con l’AdnKronos che “siamo un gruppo di persone che hanno condiviso un pezzo di storia di origine ulivista, siamo stati vicini a Romano Prodi e abbiamo deciso di sostenere la candidatura di Orlando”. La deputata aggiunge che “sono le ragioni della candidatura di Andrea che ci hanno convinto. L’idea di ricostruire il centrosinistra, di unire, di ricucire le divisioni. La sinistra è larga, è più larga del Pd anche se il Pd resta il suo motore. Il compito del Pd è attrarre non quello di allontanare…”. Zampa conferma l’indiscrezione sull’incontro Orlando-Prodi. “Il Professore è a disposizione. Credo che sia pronto a incontrare chi lo desidera. Segue con attenzione quello che sta accadendo, ha già detto che mai avrebbe voluto vedere la rottura che c’è stata e pensa sia un bene che ci sia un congresso vero. Un congresso finto avrebbe ucciso il Pd”. Prodi sosterrà Orlando? “Il Professore conosce e stima Andrea ma non si schiererà. Credo vada lasciato fuori dalla mischia”.

Tra gli altri padri fondatori che sostengono Orlando senza dirlo c’è anche l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. “Ho chiamato io Napolitano per dirgli che mi sarei candidato – chiarisce il ministro guardasigilli – Non è stato lui a chiedermi di candidarmi. Lui mi ha detto che capiva la mia scelta e che fosse giusto dare un altro punto di vista al partito. Non credo che parteciperà al dibattito congressuale”. L’ultimo passaggio, rispetto al passato, è sull’operazione che portò Renzi a Palazzo Chigi al posto di Enrico Letta. Fondamentale fu il voto in direzione dove Orlando e i suoi votarono a favore. “Non mi sono pentito di quella scelta – dice Orlando – Credo che il passaggio tra Letta e Renzi fosse inevitabile: la forza delle primarie portava a quello sbocco, una energia per battere il fronte populista. Abbiamo fatto prevalere la politica”.

Sul futuro e su Renzi, invece, Orlando è ruvido sul ticket annunciato dal segretario uscente con il ministro Maurizio Martina: “Io non ho capito il tandem di cosa – dichiara – Lo dico con il massimo rispetto e la massima amicizia per Martina. Alla luce della nuova legge elettorale, sarà molto difficile che il capo di un partito sarà anche il capo del governo. E quindi Martina che fa? E’ vicepresidente del Consiglio o vicesegretario? Io più che un ticket vorrei individuare una squadra dirigente inclusiva: è la cosa che scricchiola di più. Abbiamo perso per strada diversi pezzi, non solo Bersani e D’Alema. Nelle prossime ore cominceremo a lavorare. Ci saranno delle sorprese…”.