Sono astrofisiche, dottoresse in elettrochimica supermolecolare o in fisica delle particelle elementari, matematiche specializzate in meccanica celeste e ricercatrici oncologiche. Eppure, quando si tratta di parlare in tv, alla radio o sui giornali di cellule staminali e nanotecnologie le scienziate italiane spesso vengono discriminate. I mass media preferiscono gli uomini. Così, l’Osservatorio di Pavia e la rete delle giornaliste Giulia, in collaborazione con la Fondazione Bracco e la rappresentanza italiana della Commissione Europea, hanno deciso di dare vita a una banca dati: un database aperto, accessibile online, contenente i curricula e i profili di 100 esperte provenienti dall’area Stem – scienze, tecnologia, ingegneria e matematica – a disposizione di tutti, giornalisti, mass media o professionisti della comunicazione. Cento donne contro gli stereotipi sulla scienza, insomma, che mettono a disposizione il proprio sapere per innescare un cambiamento che è anche culturale.

“Numerose ricerche sull’informazione dimostrano che le donne sono raramente interpellate in qualità di esperte – racconta Monia Azzalini, ricercatrice dell’Osservatorio di Pavia – secondo i risultati del Global Media Monitoring Project 2015, il più ampio e longevo progetto di ricerca sulla visibilità delle donne sui mezzi d’informazione, radio, stampa e TV italiane danno molta più visibilità agli uomini che alle donne: il 79% contro il 21%. In particolare, tra gli esperti le fonti femminili sono soltanto il 18 per cento. Le donne, spesso, vengono consultate solo come parte del popolo, anonimamente, senza qualifiche, mentre a spiegare e interpretare il mondo sono quasi sempre gli uomini. Eppure le esperte sono tantissime. E possono svecchiare un linguaggio mediatico che, ignorandole, trascura i segni del tempo e disconosce l’apporto delle donne in tutti i diversi ambiti della società, dalla politica alla scienza”.

Scorrendo il database s’incontrano neuropsichiatre e biologhe, chimiche e matematiche, ciascuna con un proprio profilo e un link a un indirizzo email di contatto. Ognuna delle 100 esperte, proveniente sia dalla comunità accademica e della ricerca, sia da altri settori privati, è stata selezionata attraverso una metodologia condivisa con il centro di ricerca Genders dell’Università degli Studi di Milano, e sulla base di criteri individuati alla luce della letteratura scientifica internazionale su genere, organizzazioni e lavoro, adattati all’obiettivo dell’operatività della banca dati, tra cui innovazione, disponibilità a rendersi reperibili, rappresentatività territoriale, il campo di provenienza e una valutazione qualitativa del lavoro svolto, vagliando cioè il prestigio delle pubblicazioni e la varietà di tematiche affrontate.

“Già nel 1995, a Pechino, in occasione della Conferenza mondiale sulle donne, l’Onu definì i media un settore strategico per il miglioramento della condizione femminile nel mondo, e all’estero progetti simili esistono già, ad esempio in Francia – spiega Azzalini – anche in Italia, perciò, era tempo di combattere il pregiudizio. Questo progetto, quindi, è anche una campagna di sensibilizzazione contro l’emarginazione femminile, contro gli stereotipi, per togliere di mezzo una volta per tutte l’alibi secondo cui le esperte donne sono poche o non sono disponibili a prendere il microfono”.

A oggi il database contiene i curricula di 100 esperte, ma l’obiettivo è quello di ampliare ancora la banca dati: “Vorremmo inserire i profili di donne che operano in altre aree, a partire dall’economia e dalla finanza, settori ancora visti come maschili, e poi le arti, il design, l’architettura, le scienze sociali, giuridiche, politiche e via via tutti gli ambiti del sapere”. A integrazione della banca dati, inoltre, l’8 marzo, in occasione della giornata internazionale della donna, sarà presentato il libro 100 donne contro gli stereotipi per la scienza, edito da Egea. Un volume che racconta le storie delle esperte che hanno aderito al progetto, “storie caratterizzate da ostacoli e difficoltà, ma coronate anche da successi scientifici e professionali”. La scienza, sottolinea Azzalini, “è cultura e come tale deve incoraggiare diversità e pari accesso alle opportunità. Non in chiave di rivendicazione, ma perché l’incontro delle diversità è un potente strumento d’innovazione e sviluppo sociale”.