Architettura e moda, esprimono idee di identità personale, sociale e culturale, riflettendo gli interessi degli utenti e l’ambizione dell’età. Inoltre la moda e l’architettura intercettano il cambiamento delle città e lo mostrano: l’una lo fa abitando corpi, l’altra vestendo i luoghi”. Un concetto espresso all’inizio del Novecento dal filosofo tedesco Walter Benjamin, quando scriveva che le due discipline “appartengono all’oscurità dell’attimo vissuto, alla coscienza onirica del collettivo”. Basterebbe questa enunciazione per legittimare, anzi incoraggiare, la scelta di abbinare o meglio proporre, negli spazi idonei e sottolineo idonei, eventi che non ledono certo la dignità del bene architettonico.

Si tratta di aggiungere bellezza nella Bellezza. Questa consuetudine non è nuova, è praticata largamente in Francia dove, per opera della nostra Caterina de Medici, i transalpini conobbero le delizie di quest’arte, minore forse, ma pur sempre tale, come conobbero altresì l’arte dei maestri profumieri (ancora oggi, infatti, viene conferito il premio Caterina). Basterebbe poi conoscere il Bronzino e la sua cura maniacale ai dettagli su abiti e gioielli, talmente verosimili che le splendide creature raffigurate nei suoi quadri sembrano pronte per uscirne ed esibirsi in una sfilata di moda nei corridoi degli Uffizi.

Come dimenticare poi le sfilate organizzate nel 1952 nella Sala Bianca di Palazzo Pitti da quell’imprenditore illuminato che fu Giovan Battista Giorgini, con stilisti del calibro di Emilio Pucci, le sorelle Fontana, Capucci, Simonetta Colonna, Giovanna Caracciolo (alias Carosa), Marucelli e molti altri, decretando la nascita della moda italiana conosciuta da lì in poi in tutto il m

ondo. Le foto in bianco e nero dello Studio Locchi di quegli anni sono tutelate e conservate nell’archivio storico del Ministero Beni Culturali e sono state anch’esse riproposte a Palazzo Pitti con il patrocinio della Galleria degli Uffizi.

Circa un mese fa, a 65 anni dalla prima sfiata nella Sala Bianca, si è ricelebrato il binomio arte e moda con l’evento anniversario dello stilista Stefano Ricci, mentre a Roma e Milano le settimane della moda, hanno avuto il loro epilogo in ambiti storici: mai danni sono stati constatati dopo questi eventi, né agli apparati decorativi, né alle strutture o ad altro. Eventi che oltretutto devono essere autorizzati preventivamente dalle Soprintendenze e dai vigili del fuoco.

Allora il problema dov’è? Di lesa maestà? Si comprenderebbe per una esposizione di trattori, di animali o di qualsiasi categoria merceologica problematica e foriera di effetti collaterali…
Ovviamente questo nolo di spazi, ribadisco idonei e non particolarmente sensibili cioè privi di quadri, sculture, pavimentazioni delicate e sofferenti al calpestio, deve portare un congruo e adeguato ristoro economico all’Ente che li concede come contributo a spese di manutenzione ordinaria di cui questi beni architettonici necessitano sempre.

Il recente diniego di Atene all’eventualità di una sfilata di Gucci “per motivi di opportunità” – ma probabilmente per mancanza di una tradizione forte nel mondo della moda – non solo è una inutile alterigia, cui dovrebbe però seguire il rifiuto di ogni altro contributo economico, ma è anche una mancanza di conoscenza del binomio sopra richiamato. L’unico appunto ironico che si può fare è che sarebbe stata più idonea la linea Versace con i suoi continui richiami alla cultura classica, piuttosto che il marchio, ormai ex, fiorentino.

Sarebbe auspicabile che stilisti italiani di fama mondiale si impegnassero costantemente nella salvaguardia dell’immenso patrimonio architettonico anche acquisendo dal demanio immobili destinati al declino anziché investire in nuove costruzioni. Viceversa insopportabile, e su questo punto nessun talebano della cultura ha mai protestato, l’adattamento al brand dei negozi storici quando, per creare l’immagine unica e standardizzata, vengono stravolte altezze, divelte cornici, uniformati volumi, come ad esempio a Torino in via Roma, dove in molti casi sono stati modificati elementi architettonici originali di Marcello Piacentini.

La tutela pertanto c’è solo con la conoscenza e la diffusione della bellezza con cautela quanto con generosa e lungimirante apertura.