Era il 6 maggio 1999, e su RaiDue andava in onda il primo episodio de Il Commissario Montalbano, la fiction tratta dai romanzi di Andrea Camilleri.  Ricapitoliamo: RaiDue (non RaiUno come oggi), 1999 (con meno concorrenza di oggi). Il risultato dell’Auditel sin da allora era stato clamoroso: 6.251.000 spettatori, share del 24,45%. Su RaiDue, ripetiamo, perché la cosa è fondamentale per capire che le premesse di quella che sarebbe stata la lunga avventura televisiva di Montalbano erano già ottime. I primi sei episodi (le prime tre stagioni) erano trasmesse proprio dal secondo canale Rai, con ascolti compresi tra 6,3 e 7,3 milioni (share dal 23,75 al 29,65%.

Dalla quarta stagione in poi, ovviamente, era arrivata la promozione sull’ammiraglia di viale Mazzini, con conseguente (e ormai atteso) boom degli ascolti: Il senso del tatto, primo episodio della quarta stagione, aveva conquistato 9.352.000 spettatori (33,51% di share). Era il 2002, quando la frammentazione televisiva (dell’offerta e del pubblico) non era ancora neanche lontanamente paragonabile al livello attuale, ma il risultato era già enorme. Nel corso degli anni, Il Commissario Montalbano è stato dosato sapientemente da Rai e Palomar, contribuendo così a renderlo un happening televisivo vero, non un prodotto in serie basato sulla quantità. Pochi episodi a stagione, a volte anche tre anni di pausa tra una stagione e l’altra, seguendo il cammino tracciato dai romanzi di Camilleri e costruendo un fenomeno di cultura nazionalpopolare difficilmente ripetibile in tempi brevi. Gli ascolti sono sempre stati altissimi, ma i dati clamorosi sono quelli degli ultimi giorni.

Oggi la tv è frammentata come nemmeno la sinistra in Italia, con decine di proposte ogni sera tra tv generalista, canali tematici in chiaro, pay tv digitali e satellitari, piattaforme in streaming. Eppure lunedì sera il secondo e ultimo episodio di quest’anno di Montalbano ha stabilito il proprio record di sempre: 11.268.000 spettatori e 44,1% di share. Dati da Sanremo, dunque, ma di quelle edizioni del Festival che vanno bene, benissimo. Per una fiction italiana è qualcosa di enorme, soprattutto perché è vero che Il Commissario Montalbano si rivolge a un target di pubblico enorme, visto che va in onda su RaiUno, ma è vero pure che uno dei capolavori realizzati da Luca Zingaretti è riuscire a diventare trasversale, ad attraversare come una lama pubblici diversi, distinti e distanti per scolarizzazione, collocazione geografica, età, tradizionali gusti televisivi.

E nel 2017, con l’offerta bulimica della tv di oggi, risultati del genere si possono ottenere solo così, mischiando le carte, abbattendo i muri dei compartimenti stagni a cui si rivolgono pigramente i canali televisivi. Ecco perché Montalbano è davvero come Sanremo o una partita della Nazionale di calcio, perché si rivolge a tutti, nessuno escluso.

E nonostante quasi 18 anni di trionfi di critica e pubblico, il dato interessante è che la quota dei 10 milioni di spettatori è stata superata in tempi recenti, a metà della nona stagione (2013), a riprova che il successo di Montalbano non può e non deve essere analizzato secondo i criteri comunemente accettati ai giorni nostri. È un fenomeno diverso da qualsiasi altra cosa che abbiamo visto o vedremo mai sulla tv generalista, è happening nazionalpopolare ma non per questo di bassa qualità, è la sintesi perfetta tra alto e basso che tutti, nel panorama culturale italiano, dovrebbero provare a fare. Tra chi si chiude nella torre d’avorio ormai fuori dal tempo e dalla storia e quasi spera di non ottenere un successo di massa, e chi offre al pubblico quintali di letame televisivo credendo così di accontentarlo, esiste una terza via percorribile e Il Commissario Montalbano ne è la prova evidente. Il problema, per molti, è che per realizzare un prodotto del genere bisogna saper lavorare come Dio comanda, capire il gusto del pubblico di massa senza farsi travolgere e, al contempo, provando a far capire a dirigenti televisivi e telespettatori che sì, si può essere popolari anche senza svilirsi e, anzi, costruendo piccoli capolavori tutti da gustare.