Il Partito democratico? “Oggi non offrirebbe a Pio La Torre l’opportunità di condurre quelle battaglie”. Parola del guardasigilli Andrea Orlando, candidato alla segreteria del Pd alle primarie del prossimo 30 aprile. Ed è proprio commentando la data scelta per eleggere il nuovo numero uno del Nazareno che il ministro della Giustizia rilancia nel dibattito interno ai dem il tema dell’antimafia, citando il deputato del Pci ucciso da Cosa nostra proprio il 30 aprile del 1982. “Non mi sono opposto a quella data perché è una data che significa molto. In quel giorno, 35 anni fa, venivano uccisi Pio La Torre e Rosario Di Salvo“, scrive Orlando nell’introduzione alla sua mozione congressuale.  “Ho avuto molte volte l’onore, in questi anni, di commemorare Pio La Torre – continua il guardasigilli – E accostandomi sempre più alla sua figura ho imparato che la lotta alla mafia era un momento di una battaglia più grande, per lo sviluppo economico e sociale, per la dignità e la democrazia. A condurla, con il popolo e nelle istituzioni, era un giovane figlio di braccianti, cresciuto in un sobborgo di Palermo, che sarebbe diventato un padre delle Repubblica”.

Poi ecco l’affondo: “Diciamoci la verità. Nessun partito politico offrirebbe oggi a un giovane come Pio La Torre l’opportunità di condurre quelle battaglie. Nemmeno il Partito democratico. Per questo voglio cambiarlo, unirlo e ricostruirlo. Per questo il 30 aprile vorrei aprire una pagina nuova per il centrosinistra. Perché a quelle battaglie, oggi più che mai, non possiamo rinunciare“. Un attacco neanche tanto velato alla sensibilità di Matteo Renzi sul fronte dell’antimafia, già messa nel mirino dall’altro candidato alla segreteria, e cioè Michele Emiliano. “Il Pd non parla di lotta alla mafia, questo partito ha paura a incoraggiare la legalità“, aveva detto il governatore pugliese dal palco del teatro teatro Vittoria di Roma, all’evento organizzato insieme a Roberto Speranza ed Enrico Rossi, il 18 febbraio scorso, prima che gli altri due decidessero di uscire dal Pd.

All’attacco di Orlando, risponde un renziano duro e puro, il segretario provinciale del Pd a Palermo Carmelo Miceli.  “L’affermazione di Orlando è quantomeno infelice. Dimostra di conoscere poco il partito e i suoi militanti, soprattutto quelli siciliani. Se nei tanti giorni in cui è stato a Palermo avesse trovato il tempo di incontrarci e farsi raccontare le nostre esperienze di legalità non avrebbe commesso questa gaffe di pessimo gusto”, dice il politico molto vicino al sottosegretario renziano Davide Faraone.

“Mi rammarica il fatto che Miceli non abbia compreso il senso delle parole del ministro Orlando e che, male interpretate, le utilizzi a scopo congressuale”, replica a sua volta l’orlandiano Marco Saracino, della direzione nazionale del partito. Secondo Saracino, “Orlando conosce bene le problematiche del partito in Sicilia e nel Mezzogiorno”. E spiega: “Un tempo, quando un ragazzo entrava in una qualsiasi sezione, gli veniva chiesto quale fosse l ‘ultimo libro che aveva letto e quale idea aveva del mondo. Oggi, invece, viene chiesta la corrente di appartenenza. In un partito dove a poter fare politica sono sempre più ‘ ‘i figli di ‘ ‘, uno dei punti fondamentali della nostra mozione sarà -sottolinea- quello di dare pari opportunità a chiunque di poter accedere alla vita democratica del Pd”.