Odio la pubblicità. In rete ho attivato un software che mi consente di eliminare quella che mi aggredisce quando apro un sito, ma in televisione (le poche volte che non guardo Rai Storia) non posso fare a meno di sorbirmela. Allora cerco di ricordarmi i settori merceologici e, da assoluto profano, di capire le dinamiche che la muovono.

Così, ho notato come la pubblicità delle automobili sia in forte espansione. Ed ho trovato conferma nei dati Nielsen del gennaio-novembre 2016 che danno la pubblicità delle quattro ruote (spesso motrici) in forte ascesa e subito dietro quella degli alimentari: della serie, prima togliti la fame, poi comprati un’automobile. Fatto 100, le automobili rappresentano l’11,5, gli alimentari il 15,2. Nettamente staccata la distribuzione, al 6,6.

Ma quello che si nota della pubblicità auto è che essa è sempre più aggressiva. Specie quella televisiva. Innanzitutto, la maggior parte degli spot riguarda i Suv, sui quali, mesi addietro, ebbi già modo di esprimermi. Ormai ogni casa automobilistica ne propone uno proprio, anzi, talvolta due, magari uno compatto e uno normale. Poi le auto vanno sempre veloci e sicure e buona parte di esse si avventura in territori vergini incantevoli. Auto che non temono le intemperie e, grazie alla tecnologia, si guidano quasi da sole. In compenso, è pressoché scomparso qualsiasi accenno ai consumi ridotti, che una volta invece entravano a pieno diritto negli spot. Del resto, se si pubblicizzano i Suv, risparmiare diventa un accidente. E comunque questa tendenza va a braccetto con la attuale scarsa sensibilità della gente per i problemi ambientali ed in particolare l’inquinamento atmosferico. Salvo poi vivere a Torino o Milano e morire di inquinamento.

Ma se da persona sensibile all’ambiente posso indignarmi per lo spazio che le auto occupano in video, da comune cittadino, non posso fare a meno di notare un altro aspetto disdicevole: l’uso dei bimbi negli spot. Quasi ogni comparto pubblicitario li utilizza per vendere la propria merce. Ci sono giusto nelle pubblicità delle automobili (dal bimbo che attende invano che i genitori gli comprino il gelato, a quello birbante che si chiude in auto, a quello che spalanca gli occhi trovando nel bagagliaio l’atteso regalo), ma compaiono anche nel settore alimentare, nella telefonia, e diventano persino determinanti nell’acquisto di un alloggio. E, in omaggio alla globalizzazione, non sono tutti occidentali, ma anche neri od orientali. Secondo una moda che fu lanciata tanti anni addietro da Benetton con i suoi Colors.

 

Sono sicuramente pubblicità che rispettano i canoni dettati dal ministero per lo Sviluppo economico, ma io li trovo comunque preoccupanti. Ed infatti, se guardate in rete, troverete moltissimi siti dedicati alla selezione di bimbi da lanciare negli spot. Sicuramente ci saranno un gran numero di genitori orgogliosi di vedere il proprio figlio che vorrebbe “una casa tutta bianca e rosa” oppure che intinge una merendina nel caffelatte del mattino, esponendosi a una futura obesità. La pubblicità li vuole utilizzare per veicolare le proprie merci, ma i genitori glieli consegnano molto volentieri.