mckennitOriginale, Loreena McKennitt, lo è stata sin dall’inizio: nel tempo, poi, è divenuta una autentica icona della musica celtica, con oltre 14 milioni di album venduti in tutto il mondo, vincendo dischi d’oro, di platino e multi-platino in 15 Paesi di quattro continenti. Eppure, Loreena, che oggi è una splendida sessantenne dai modi estremamente gentili, da bambina mai avrebbe pensato che sarebbe diventata una musicista: “Non avevo alcuna intenzione di entrare nel mondo della musica, infatti ho sempre desiderato essere una veterinaria. Ritengo, piuttosto, che sia stata la musica a scegliermi. Da adolescente provavo un certo interesse per la musica folk, ascoltavo con assiduità Simon & Garfunkel e Joni Mitchell, poi alla fine degli anni Settanta entrai in contatto con la musica celtica e subito mi resi conto che c’era qualcosa di incredibilmente interessante mi spingeva a entrare a farne parte. Ovviamente non osavo neanche sfiorare il pensiero che potessi ricavarne addirittura una carriera professionale”.

Lei crede nel destino, signora McKennitt?
Credo che il destino ognuno se lo costruisca da sé. A ogni nostra azione corrisponde una conseguenza. Mi trasferii da Manitova a Ontario e poi di lì a Brooklin nel 1981 dove ho lavorato in un teatro shakespeariano come cantante e compositrice per quattro anni. Nel 1985, anziché tornare a lavorare in teatro, pensai di registrare un album di musica tradizionale celtica, ovviamente senza sapere dove avrebbe potuto portarmi. Registrai 30 nastri di cui la metà la regalai ad amici e parenti e con il resto non sapevo neanche cosa farmene. Andai a suonare a Toronto al mercato di Saint Lawrence come musicista di strada. Mi sedevo all’ingresso di un gigantesco mercato, suonavo e cantavo i miei pezzi. Durante le pause mi fermavo a parlare con i passanti, ed è stato solo in seguito che ho cominciato a vendere i miei nastri, che poi si sono evoluti in Cd, finché guadagnai al punto da riuscire a fondare la mia casa discografica.

Quando fonda la sua casa discografica, la Quinlan Road, per lei inizia la scalata al successo.
Ho cominciato dapprima a fare concerti, poi tournée e in seguito a collaborare con altri musicisti. Verso gli anni Novanta le vendite crebbero  esponenzialmente, tanto da attirare l’attenzione delle grandi major. Ed è così che nel 1991 ho firmato un contratto di distribuzione a vita che lega la mia casa discografica al gruppo Warnes Bros Records. La cosa insolita è che mantengo il controllo della promozione dei miei dischi oltreché il controllo creativo.

Cos’è che la spinse realmente – lei che è canadese – ad appassionarsi alla musica celtica?
Inizialmente la trovavo una cosa intellettuale e attraente, ma mi sono resa conto che sarebbe stato impossibile apprezzare la musica senza conoscerne il contesto storico in cui essa si sviluppa. Nel 1991 mi recai a una mostra a Venezia, che all’epoca raccoglieva le più vaste raccolte di reperti celtici e per la prima volta, capii che i celti erano sparsi in gruppi che si estendevano dalla Crimea all’Asia Minore. Da quel momento focalizzai la mia attenzione sulla musica tradizionale celtica e decisi di diffonderla e farla conoscere, anziché nel modo tradizionale attraverso un libro, con la musica e i miei dischi. Ho visitato i luoghi in cui la cultura celtica si è sviluppata, ho fatto svariati viaggi, fatto esperienze, visto posti, luci, suoni, odori e persone da cui ho tratto l’ispirazione essenziale nel processo creativo. Inoltre, ho letto anche molti libri sulla storia celtica che mi hanno molto aiutata.

Qual è il suo scrittore preferito?
Sicuramente William Shakespeare, la cui opera ritengo sia imprescindibile.

È da qualche anno che non pubblica un album inedito.
Attualmente assieme ai musicisti che lavorano con me stiamo ragionando su due progetti. Uno risale al periodo in cui ho intrapeso un viaggio in India alla ricerca di una connessione culturale tra i celti e popolazioni del nord dell’India. Durante quel viaggio ho avuto un sacco di idee, ma purtroppo non ho fatto progressi sulla ricerca iniziale. L’altro progetto che stiamo valutando prevede la pubblicazione di pezzi scritti in passato, che per un motivo o per un altro non sono entrati nei dischi.

Dopo tre recenti tour di grande successo in Canada e Stati Uniti, si appresta a partire per una nuova serie di concerti in 20 città europee e nel mese di marzo verrà anche in Italia. Cosa bisogna aspettarsi?
Saremo in trio quindi sarà un esperienza più intima. Con me, sul palco, ci saranno Caroline Lavelle che suona il cello e il chitarrista Brian Hughes. Cercherò di condividere con il pubblico le mie esperienze, ricerche, viaggi, ispirazioni, la mia biografia. Ci sarà anche una parte più parlata che musicata, in particolare trovo interessante il parallelo tra la crisi dei rifugiati che si ripercuote sul vostro Paese e la zona del Mediterraneo da cui i migranti partono in cerca di fortuna. Credo che sia una situazione che possa essere paragonata alla crisi dei rifugiati celti che si spinsero fino in Canada.

Queste le date del tour in Italia:
23 marzo 2017 Teatro Politeama Rossetti – Trieste
24 marzo 2017
Gran Teatro Geox – Padova
26 marzo 2017
Sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica – Roma
27 marzo 2017
Teatro Obihall – Firenze 
28 marzo 2017
Teatro della Luna di Assago – Milano