Ormai un anno fa, avevamo definito Il Commissario Montalbano come “il Sanremo delle Fiction, il Mondiale della serialità made in Italy”. Commentavamo, all’epoca, l’ennesimo record di ascolti infranto (si era abbondantemente sopra i 10 milioni di spettatori). Certificavamo, insomma, il trionfo di un prodotto perfetto, cesellato con perizia, sfruttano al meglio i romanzi di Camilleri e l’interpretazione di Zingaretti. Ora che il poliziotto Vigata è tornato (il secondo e ultimo episodio va in onda stasera su RaiUno), ecco che riemerge l’efficacia incontestabile (e soprattutto incontrastabile) della fiction: oltre nove milioni di spettatori la settimana scorsa (40% di share). Ma i numeri enormi di Montalbano non nascono per caso, anzi sono il frutto di un’operazione televisiva perfetta. Potremmo provare a riassumere i motivi per cui tutti, ma proprio tutti, seguono con passione le indagini del fascinoso poliziotto siciliano.

La capacità di sapersi dosare, senza smania
Innanzitutto, come tutti gli eventi che si rispettino, Il Commissario Montalbano si dosa sapientemente: dal 1999 ad oggi, sono state prodotte undici stagioni, per un totale di 30 episodi. Serialità ma anche no, insomma, perché Montalbano non è Un medico in famiglia e Camilleri non è uno scrittore compulsivo da discount. In fondo, i Mondiali e le Olimpiadi arrivano una volta ogni quattro anni e gli eventi veri, quelli che incollano il pubblico alla tv, non possono invadere i palinsesti per mesi e mesi.