Nella tarda serata di domenica in Italia, la Corea del Nord di Kim Jong-un ha lanciato quattro missili balistici verso il mare del Giappone, violando di nuovo le risoluzioni dell’Onu. Tre dei missili, dopo aver volato per circa mille chilometri, sono atterrati nella zona economica esclusiva giapponese, circa 250 chilometri a ovest della prefettura di Akita. Il lancio è ritenuto da Tokyo, Seul e Washington una grave provocazione e gli Usa hanno annunciato di essere pronti “ad usare la piena gamma di capacità a disposizione contro questa crescente minaccia“.

Il lancio è avvenuto alle 7,06 (ore 23,36 di domenica in Italia) da Dongchang-ri, nella costa nord-ovest del Paese. Si ritiene che sia una risposta di Pyongyang alle recenti manovre congiunte di Seul e Washington, che la scorsa settimana hanno cominciato le annuali esercitazioni militari. Venerdì scorso la Corea del Nord aveva minacciato, attraverso il quotidiano statale Rodong Sinmun, di realizzare nuovi test di missili in risposta a quelle esercitazioni, che continueranno fino alla fine di aprile, ritenute le prove generali di un attacco e di “un’invasione” ai suoi danni.

“La minaccia della Corea del Nord ha raggiunto una nuova dimensione”, ha commentato il primo ministro giapponese Shinzo Abe, che ha definito l’iniziativa intollerabile nonché “una grave provocazione” per la sicurezza nazionale. Anche il premier sudcoreano Hwang Kyo-Ahn (che è anche presidente facente funzioni) considera il lancio “una sfida e una grave provocazione alla comunità internazionale” e ha sollecitato, nel corso di una riunione del Consiglio di sicurezza nazionale, il completamento dell’impianto di difesa antimissile Thaad.

Il portavoce del Dipartimento di Stato americano, Mark Toner, ha invitato tutti i Paesi a usare ogni canale possibile e mezzo di persuasione per rendere chiaro alla Corea del Nord che ulteriori provocazioni sono da ritenersi inaccettabili e provocheranno conseguenze. Il portavoce, nel resoconto della Yonhap, ha poi invitato Pyongyang ad adempiere agli obblighi internazionali – le risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu proibiscono esplicitamente alla Corea del Nord l’uso di tecnologia missilistica balistica – e a mostrare impegno per il ritorno al dialogo sulla denuclearizzazione. “La nostra determinazione a difendere gli alleati, inclusi Corea del Sud e Giappone, di fronte alle minacce resta inattaccabile. Siamo pronti e continueremo a prendere tutte le misure necessarie – ha concluso Toner – per aumentare la nostra prontezza a difesa dei nostri alleati dagli attacchi e siamo preparati all’uso di tutte le nostre capacità per rispondere alle minacce crescenti”.

La Corea del Sud ha dato il via al pronto coordinamento con Usa e Giappone. Kim Kwan-jin, capo dell’Ufficio sulla sicurezza nazionale, ha avuto una conversazione telefonica con l’omologo americano H.R. McMaster, al fine di valutare una risposta comune verso l’ultima provocazione del Nord. L’obiettivo, riferisce l’agenzia Yonhap, è rafforzare la cooperazione con gli alleati per un’ulteriore stretta alle sanzioni e per esercitare maggiori pressioni sulla Corea del Nord. Il ministro degli Esteri sudcoreano Yun Byung-se e il suo omologo nipponico Fumio Kishida hanno confermato in un colloquio telefonico “il lavoro congiunto” per contenere le provocazioni nordcoreane. Kim Hong-kyun, inviato speciale sul nucleare di Pyongyang, ha a sua volta avuto telefonate sull’argomento con le controparti americane e giapponesi. “Stiamo facendo le verifiche per determinare il tipo di missile e la traiettoria seguita: ci vorrà un po’ di tempo per un’analisi finale”, hanno fatto sapere i militari di Seul.

Federica Mogherini, l’Alto rappresentante per la politica estera europea, ha espresso la “solidarietà” della Ue a Giappone e Corea del Sud per l’iniziativa nordcoreana, un fatto che dimostra quanto “le sfide alla sicurezza nel mondo sono serie, ed è richiesto che l’Unione europea sia un serio ed affidabile fornitore di sicurezza sia nella nostra regione sia nei luoghi più lontani”.

Anche Pechino critica il regime nordcoreano per quanto successo. “La Cina si oppone alle violazioni delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu da parte della Corea del Nord”, ha detto un portavoce del ministero degli Esteri cinese, che ha invitato alla calma non solo Pyongyang, ma anche Corea del Sud e Stati Uniti: “sotto le attuali circostanze, tutte le parti dovrebbero esercitare autocontrollo ed evitare ogni cosa che possa provocare gli altri o alzare le tensioni regionali”.

“Siamo profondamente preoccupati“, ha detto alle agenzie russe Dmitri Peskov, portavoce del Cremlino – queste azioni portano a un’ulteriore escalation delle tensioni nella regione. In questa situazione, Mosca chiede tradizionalmente a tutte le parti di dar prova di moderazione. La Russia scambierà opinioni con tutte le parti interessate”.

Pyongyang ha messo a punto test di missili con crescente gittata, incluso uno capace di raggiungere, con tanto di testata nucleare, le coste continentali degli Stati Uniti.
Il 12 febbraio ha provato un nuovo vettore a medio raggio, in quella che è stata la prima provocazione del 2017 e il test per verificare la risposta dell’amministrazione del presidente Donald Trump.