Ma chi sono a dettare le tendenze moda? Sempre loro, i soliti big, Prada, Gucci, Ermanno Scervino…? Che hanno puntato su uno street/style/chic e sul rosso ciliegia. La moda fa ‘politica’, a modo suo, e la ‘ribelle’ Miuccia rivisita il ’68 portando in passerella l’iconografico sciarpone di tricot e i berretti di lana che le femministe sfrangiate e arrabbiate sfilavano in corteo. E intanto si prepara al dibattito intelligente su sostenibilità, innovazione e le loro connessioni. È questo il tema intorno al quale ruoterà Shaping a creative future in collaborazione con Yale School of Management e il Politecnico di Milano, in calendario il prossimo 20 e 21 marzo alla Fondazione Prada. Dove saliranno in cattedra docenti e studenti.

Chiaro e forte anche il messaggio di Angela Missoni: bisogna essere uniti nella battaglia dei diritti delle donne, delle minoranze, della libertà. E sulle note arrabbiate di People have the power sfilano cappellini rosa di lana con le orecchie a gatto. Quegli stessi indossati dalle femministe a Washington durante la marcia anti-Trump. Li hanno chiamati i pussyhat e sono diventati il simbolo del movimento di protesta contro qualsiasi tipo di abuso. Anche Armani lancia un appello politically correct: “I nostri tempi non danno alcuna connotazione. L’elettronica è veloce. La moda è ferma”. Statica.

Alla mostra voluta da Tod’s, Timeless Icons, nella cornice di villa Necchi, Diego Della Valle lancia con “anema ‘e core” la sua iniziativa: costruire una nuova factory nel centro Italia per dare un supporto concreto alle regioni sconquassate dal terremoto. Da Ermanno Scervino si apprezza sempre la ricercatezza dei materiali coniugata alla vestibilità. Se altrove sfilano i cosiddetti, gli immettibili, Scervino coniuga bene il termine pret-à-porter: tanto velluto con manicotti di pelliccia, tailleur principe di Galles e gessati alcaponeschi cappotti militari in rosa cipria e tanto pizzo color polvere.

Palma d’oro alla festa fusion brand Tiffany e Luisa Beccaria. Vuoi per la location storica, l’esclusivo circolo, la Società del Giardino, vuoi per i vestiti sognanti della stilista (che veste parecchie celebrities di Hollywood), vuoi per l’allestimento da bosco incantato, l’atmosfera che si respirava era più da ballo aristocratico che da evento modaiolo. Altrettanto onirica la presentazione di Phaedo nel Salone d’Onore della Triennale: Zhuzhu, talentuosa artista cinese, usa materiali naturali, seta, cotone e carta con tecniche tradizionali. Secondo la sua visione ‘universale’ la moda occidentale può sopravvivere solo fondendosi con l’estremo oriente.

Comunque, la festa è finita. E già da un po’. E il fashion observer Federico Guiscardo Ramondini ironizza: “C’erano eventi talmente esclusivi da essere vuoti… E non è il primo flop della storica azienda ex-italiana passata da varie mani dopo la vendita del suo storico fondatore…”

A volte gestire l’ingresso a un party modaiolo è più complesso che presiedere un Cda. Alla festa di Dsquare2 al Volt, discoteca molto alla moda, ressa e folla schiamazzante: Lei non sa chi sono io… E chissenefrega dice il buttafuori (o il buttadentro, dipende dai punti di vista) che si erge ad Arbiter Elegantiae nell’arena. E seleziona per look. Rimangono fuori quelli d’aspetto banaluccio.

Gli esclusi si sono, allora, mossi in diverse ondate verso l’Arizona, una balera di liscio che dopo mezzanotte cambia radicalmente pelle. Mentre alla festa organizzata dal magazine Lampoon i tanti millennium boys ballavano scatenati nel ring di pugilato allestito nell’ex teatro di viale Bligny. Toh, si rivede anche Lapo Elkann, mediaticamente in forma smagliante (?) che festeggiava i primi 10 anni del suo brand Italian Indipendent.

E Chiara Ferragni, che ha abbandonato la Bocconi, per fare la fashion blogger, si conferma la numero uno al mondo, e il suo blog Blonde Salad, diventa materia di studio a Harvard. Intanto lei fa soldi a palate.

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