In anni non troppo lontani, fior di funzionari del Cavallo finirono sui giornali per troppa connivenza con il Biscione. Qualche giornale anti Silvio menò scandalo, ma nessuno realmente se ne preoccupò perché da decenni imperava il duopolio che contentava Mediaset al rialzo e tutti gli altri (dalla Rai alla stampa) al ribasso. Poi è intervenuta la turbolenza della rottamazione, finché da metà 2015 la Rai, dopo la fase infermieristica dei Gubitosi, cambiava parzialmente governance per assumere un piglio renzistico.

Qualche bilancio ci è già capitato di farlo, talvolta fregandoci le mani (Rai Play) tal’altra sentendoci fregati (le innumerevoli Testate giornalistiche). Ma, badando al sodo, quel che più conta è se la Rai sia ancora oppure no la variabile dipendente di un duopolio. E qui non contano i filosofi del Servizio Pubblico quanto i dati dell’Auditel. Così abbiamo confrontato le cifre delle due ammiraglie, Rai1 e Canale5, nell’orario di massimo ascolto, fra le 20.30 e le 23.00, guardando al bimestre di gennaio e febbraio del 2014 (quando il nuovo era di là da venire ) rispetto al 2017, con i palinsesti ormai pensati e riempiti dagli amministratori saliti a cavallo nel 2015.

Ebbene, padroni di non crederci, la sentenza dei numeri è che Rai1 è riuscita, nonostante che nel frattempo siano entrati in scena Netflix, TV8 di Sky e Nove di Discovery, a tenersi il suo 21% di share, mentre Canale 5 è scivolato di mezzo punto passando dal 15,3% del 2014 al 14,7 del 2017. Detto altrimenti, Rai 1 regge, mentre Canale 5 pare più vulnerabile, alla concorrenza (e quindi capiamo meglio perché Berlusconi ne abbia per decenni osteggiato il sorgere).
A cosa è dovuta la tenuta di Rai1? C’entra, per caso, lo “zoccolo duro”, spesso chiamato in causa, degli anziani classificati come non udenti, semi vedenti e de-pensanti, nostalgici del monocanale e adusi da una vita a schiacciare il tasto 1 del telecomando? Pare di no.

Rai1 infatti ha guadagnato peso dai bambini fino ai nonni più giovani, perdendo solo fra gli over 65. Il contrario di Canale 5 che flette in tutte le inferiori fasce d’età mentre dai 65 in su guadagna esattamente il paio di punti che lì Rai1 perde. Per di più, Rai 1, nonostante l’aumentata concorrenza, guadagna spettatori fra i titoli di studio più elevati (diplomi e lauree) e particolarmente fra chi dispone di Sky, Netflix etc. E così mette un piede nel futuro, proprio dove il vecchio complice-padrone parrebbe stentare a inoltrarsi. Tanto basta per dire che, pur in mezzo al grandinare delle critiche più o meno fondate, la Rai si sta liberando dal ghiacciaio del duopolio? E che ha gli spazi e le capacità per correre la sua avventura editoriale? Qui, ben lo sappiamo, chi dubita passa da gufo e chi crede sembra un allocco. Non resta che scegliere il volatile affine. E aspettare gli auditel del futuro.