A GOOD AMERICAN di Friedrich Moser (documentario). Durata: 100’. Austria, 2016. Voto 4/5 (AMP)

Quando Edward Snowden frequentava ancora le elementari, Bill Binney aveva già messo a punto per la NSA (National Security Agency) un sofisticato programma di sorveglianza capace di intercettare e decodificare qualunque segnale elettronico fosse presente sul Pianeta. Si chiamava ThinThread, e il geniale critto-matematico Binney col suo team l’avevano raffinato al punto tale da essere il migliore sistema di prevenzione di sicurezza mai concepito, potenzialmente illimitato ma – proprio per questo – calibrato solo sugli obiettivi sensibili, dunque in grado di rispettare la privacy dei cittadini. Per un complotto di ordine economico-politico, l’allora capo della NSA Michael Hayden licenziò Binney e compagni nell’estate del 2001, dismettendo ThinThread come programma di security e facendolo sostituire con una limitata e costosissima alternativa: ci accadeva esattamente tre settimane prima della strage dell’11 settembre.

Col senno – e i controlli di poi grazie a ThinThread – si dimostrò che l’attentato si poteva prevenire. Una vicenda di questa portata meritava un’adeguata restituzione, sia in termini di accuratezza che di fascino narrativo. L’austriaco Moser è riuscito nell’impresa, realizzando un doc (av)vincente, certamente sulla scia della Snowden-saga ma senza ricalcarne stili e/o percorsi. Il suo A Good American è dichiaratamente un’opera sull’etica personale e professionale, più ancora che sugli intrighi tecno-cratici, mostrandoci quanto ancora sia possibile compiere gesti nobili e coraggiosi in un’epoca che tende a farceli scordare. Indubbiamente il doc di Moser è l’anello mancante per comprendere l’origine di tutti i mali dell’America contemporanea.