Il pil dell’Italia crescerà meno dell’1% l’anno sia nel 2017 sia nel 2018. La previsione arriva dall’agenzia di rating Standard&Poor’s ed è ancora peggiore rispetto alle stime diffuse dalla Commissione Ue il 13 febbraio, in base alle quali sia quest’anno sia il prossimo la Penisola sarà sì fanalino di coda dell’intera Ue, ma nel 2018 metterà a segno un +1,1%. S&P è più pessimista soprattutto a causa delle “attuali preoccupazioni del settore bancario” e della “incertezza politica” che “sono suscettibili di avere conseguenze negative per la crescita del credito e potrebbero quindi ostacolare la ripresa degli investimenti delle imprese”.

S&P ricorda che la crescita economica “è stata solo dell’1% nell’intero 2016, in quanto il progresso del pil è decelerato di 10 punti base allo 0,2% trimestre su trimestre negli ultimi 3 mesi dell’anno”. Si tratta in ogni caso della “più forte espansione dal 2010” e la maggior parte dei recenti indicatori “sono coerenti con un prosieguo della ripresa”. Ma occorre tener presente che “il ritorno dell’inflazione – a gennaio ha segnato un +0,9% anno su anno, il livello massimo degli ultimi 3 anni – significherà un minor potere d’acquisto degli stipendi“.

Sul fronte politico, invece “l’ingorgo tra la coalizione di governo e le difficoltà nell’implementazione delle riforme continua ad avere la meglio” e la prova è data dall’allargamento del differenziale di rendimento (spread) tra titoli di Stato decennali tedeschi ed italiani, “testimonianza delle preoccupazioni del mercato circa l’instabilità politica”. In questo contesto, secondo gli analisti di S&P, “la vulnerabilità dell’Italia è legata all’incertezza politica, che perdurerà probabilmente per l’intero 2017, che potrebbe per questo rivelarsi come un anno sprecato in termini di attuazione delle riforme”. A questa si aggiunge una “scarsa competitività“, definita come uno degli “ostacoli principali nell’intreccio che si è creato con il disallineamento fra stagnazione produttiva e crescita degli stipendi”.

Tra i rischi per il Paese S&P indica poi i problemi delle banche, che “contribuiscono a ridurre le nostre previsioni di crescita” per l’effetto “stretta sul credito“. “Le banche – argomenta il report – debbono affrontare il nodo degli Npl”, i crediti deteriorati, e “qualsiasi altra tensione di mercato sul settore potrebbe avere ripercussioni sull’economia”. Infine “l’incertezza politica potrebbe proseguire con la prospettiva di nuove elezioni a fine anno”, dunque, “a causa dell’elevato debito pubblico e della bassa crescita l’Italia è particolarmente soggetta a subire ad uno choc sui tassi d’interesse” dei titoli di stato.