Per la prima volta in Italia dirigenti dello Ior vengono condannati per violazione delle norme antiriciclaggio. Accade a Roma dove a Paolo Cipriani, ex direttore generale, ed al suo vice, Massimo Tulli sono stati inflitti quattro mesi e dieci giorni di reclusione. La vicenda processuale è quella scaturita dal sequestro di 23 milioni di euro nel 2010 ritenuti dalla procura legati a due operazioni sospette: la richiesta al Credito Artigiano di trasferimento di 20 milioni alla tedesca J.P. Morgan Frankfurt e di 3 milioni alla Banca del Fucino.

Operazioni, per l’accusa, sollecitate senza fornire i dovuti chiarimenti agli istituti interpellati dalla banca della Santa Sede. Ma per quei due episodi, i più importanti esaminati dagli inquirenti di piazzale Clodio, Cipriani e Tulli sono stati assolti perché il fatto non sussiste. I 23 milioni furono successivamente dissequestrati. La condanna ai due ex dirigenti è stata invece inflitta per altre tre operazioni di trasferimento di minore importo (48 mila, 100 mila e 120 mila euro) avviate con la J.P.Morgan senza le dovute comunicazioni.

Il pm Stefano Rocco Fava, rappresentante dell’accusa, aveva chiesto la condanna di Cipriani ad un anno di reclusione e di Tulli a dieci mesi, mentre i difensori dei due imputati avevano sollecitato l’assoluzione per i loro assistiti. Il caso è stato al centro di varie questioni legate ad aspetti giurisdizionali e di configurazione dello Ior all’interno del sistema bancario. In una nota, il collegio difensivo costituito dagli avvocati Franco Coppi, Luigi Chiappero, Massimo Ferrandino e Stefania Nubile hanno sottolineato come “la condanna a 4 mesi e 10 giorni di arresto si riferisca a operazioni di importanza minima rispetto a quella principale per cui sono stati mandati a processo e ora dichiarati non colpevoli”. “Comunque faremo appello – hanno aggiunto – anche in relazione alle ipotesi modeste per cui non vi e stata assoluzione”.
Allo stesso tempo i legali hanno espresso soddisfazione per l’assoluzione dei loro clienti “dell’accusa più grave, che ha costituito l’impianto del processo, cioè la movimentazione di 23 milioni di euro che per i giudici è stata effettuata nel pieno rispetto delle regole”.