“Europa a due o più velocità” o “Europa à la carte”, ovvero un gruppo di Stati membri Ue procede ad una maggiore integrazione in determinati settori. Il Professor Carlo Curti Gialdino, professore ordinario di Diritto dell’Unione europea della Sapienza, ci aiuta a ripercorrere la storia di questo concetto che risale già agli anni 60 e 70 ma che venne introdotto pienamente nel linguaggio comunitario a fine anni 80 sotto la spinta dei cambiamenti geopolitici all’Est Europa.

I precedenti. “Il Trattato di Maastricht del 1992 portò ad un’accelerazione nel campo del sociale e a una cooperazione nei settori della politica estera di sicurezza, della giustizia e degli affari interni, ma formalizzò anche la differenziazione fra Stati membri, con gli opt-out accordati al Regno Unito”, spiega Curti Gialdino. “Poi vennero i trattati di Schengen del 1985 e del 1990 (22 Stati membri), e dal 1999 la terza fase dell’Unione economica l’Unione europea” dalla quale prende vita l’Eurozona (19 Stati membri). Il Trattato di Amsterdam, e ancor più il Trattato di Nizza del 2001, hanno poi previsto l’istituto delle cooperazioni rafforzate che sanciscono il diritto per minimo 9 Stati membri di perseguire determinate politiche comuni, qualora siano soddisfatte precise condizioni. Inoltre è prevista l’applicazione differenziata in appositi Protocolli allegati al Trattato sull’Unione europea ed al Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, ovvero regimi specifici per alcuni Stati membri (attualmente, per esempio, i Protocolli 20 e 21 relativi al Regno Unito e all’Irlanda, il Protocollo 22 sulla posizione della Danimarca e il Protocollo 30 sull’applicazione della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea alla Polonia e al Regno Unito). In aggiunta, all’interno dell’Unione economica e monetaria, si è proceduto anche alla conclusione di appositi accordi internazionali, quali il Trattato che istituisce il Meccanismo europeo di stabilità e il Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance dell’Unione economica e monetaria che sono stati ratificati rispettivamente da 19 e da 25 Stati membri dell’Ue.

Quali sono le politiche su cui si potrebbe usare la doppia velocità? Curti Gialdino spiega che le cooperazioni rafforzate non sono attivabili nei settori in cui l’Unione ha competenza esclusiva – unione doganale, mercato interno, politica monetaria, conservazione delle risorse ittiche marine e politica commerciale comune. Cooperazioni rafforzate possono essere quindi previste nel settore della politica estera e di sicurezza, nello spazio di libertà, sicurezza e giustizia e nel campo della politica di difesa comune. “Dopo il Brexit i settori più gettonati sono la difesa, l’industria e la ricerca”. Ancora sul tavolo, invece, una tassa sulle transazioni finanziarie.

L’Euro non è a rischio. “Una modifica dei Trattati che produca una frammentazione della zona euro al momento non è all’ordine del giorno”, fa sapere Curti Gialdino. Tra gli economisti però il tema è da tempo discusso ed è nota la posizione del premio Nobel Joseph Stiglitz favorevole ad un euro forte per i paesi del Nord ed un euro debole per i paesi del Sud. “Tuttavia non è per nulla sicuro che questa opzione sia la panacea dei problemi che l’euro ha posto”, continua Curti Gialdino, che ricorda come lo stesso Paul De Grauwe abbia sottolineato il bisogno di creare un’unione politica e rafforzare l’integrazione dei bilanci pubblici, in quanto un’unione solo monetaria non può reggere. “L’euro è, di fatto, una moneta senza uno Stato e questo crea e continuerà a creare problemi: non si può mantenere una moneta comune senza accrescere la coesione dei paesi che la condividono”. Curti Gialdino non ha dubbi: “Il rischio di una Ue di serie A e di serie B è reale”. “La situazione è però la conseguenza dell’errore fatto quindici anni fa quando si decise di procedere all’allargamento dell’Ue, senza prima approfondire l’integrazione e verificare la effettiva capacità degli Stati membri e dei candidati di avanzare allo stesso passo”.

Italia a rischio retrocessione. “Nella situazione attuale, sull’ottimismo della volontà fa premio il pessimismo della ragione”. A parlare sono i dati: l’Italia ha recentemente beneficiato di 19 miliardi di flessibilità rispetto alla disciplina di bilancio, abbiamo sforato i vincoli di deficit per 3,4 miliardi, abbiamo una crescita allo 0,8% (quattro volte meno della media Ue) e un debito intorno al 133% del Pil (due volte e mezzo il parametro dei Trattati). Abbiamo una produttività cresciuta del 4% dal 2000 ad oggi (contro il 19,2% della Germania e il 25,2% della Francia). “Nelle condizioni date, l’Italia non sta di certo nella serie A”.

@AlessioPisano

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